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Evocoaching – Pagina 2 – Pensa Positivo

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Vinci lo stress, mordi qualcuno!

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Ti viene mai voglia di mordere qualcuno? Se si, potrebbe salvarti da un’ulcera e da tantissimo stress, e da tutti i problemi fisici e mentali che ne conseguono.

Degli studi fatti dal Dottor Weiss negli anni ’70 determinarono che i ratti, che ricevevano scosse elettriche a intervalli regolari ma che riuscivano a mordere il compagno di gabbia subito dopo, non sviluppavano ulcere nello stomaco come i loro predecessori e compagni che non avevano una simile variante di sfogo. Infatti, il deterioramento fisico, che seguiva lo stress vissuto, si rafforzava solo quando il povero ratto non aveva modo di scaricare questa sua tensione mordendo il compagno di gabbia, oppure mordendo una sbarra di legno.

Quindi il consiglio del giorno è: iniziamo a mordere chi ci stressa!

Scherzi a parte, noi soffriamo di stress perché siamo troppo intelligenti e ci preoccupiamo di cosa era, di cosa sarà, di cosa poteva essere stato, di cosa potrà essere, e tutte le variabili possibili. Ognuno di questi fiumi di pensieri ci allontana dall’unico luogo di perfezione: il momento presente. Un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie, se scegliamo di inseguire il coniglio, ci ritroviamo in un paese fantastico pieno di storie e di personaggi che non hanno niente a che fare con la realtà, che non è nel paese della tua mente, bensì nel momento presente.

Voglio tuttavia spezzare una lancia a favore dello stress. Il Dottor Robert Sapolsky ha dimostrato che quando la risposta dello stress è attivata dal corpo per un massimo di due ore, le reazioni biochimiche che ne conseguono possono portare beneficio “più ossigeno e glucosio vengono rilasciati al cervello. L’ippocampo, che è coinvolto nei processi di memoria, lavora meglio quando siete stressati per un po’. Il vostro cervello rilascia più dopamina, che gioca un ruolo nell’esperienza del piacere nelle prime fasi dello stress; ci si sente benissimo e il cervello lavora meglio.”

Tuttavia, oltrepassate queste prime ore, dove c’è un’attivazione di certe funzioni che ci potenziano all’azione, accade esattamente l’opposto. Un po’ come Cenerentola che da bellissima principessa si trasforma in poveraccia dopo la mezzanotte. Infatti, dopo le prime due o tre ore, ed ogni minuto che scegliamo di rimanere in una condizione di stress elevata, si abbassa l’ossigenazione del cervello, i processi dei neuroni all’interno dell’ippocampo si inceppano, la loro neurogenesi è inibita, e la loro morte – a lungo andare – certa. Quando lo stress è elevato e prolungato si assiste a un minor rilascio di dopamina che va ad influenzare il senso di piacere. Infine, lo stress stimola l’amigdala, la parte del cervello che gestisce la paura e l’ansia. Le connessioni neurali vengono rafforzate, consolidate, tanto da portare la persona a vivere – in modo graduale e inconsapevole – da una prospettiva di timore constante.

Adoro la teoria ma alla fine a noi interessa scoprire come utilizzare queste preziose informazioni per capire come non farsi venire un ulcera, non iniziare a mordere le persone, e non passare il resto dei nostri giorni tesi come corde di violino in balia di ansia e paura.

Primo, dobbiamo capire quando si attivano le dinamiche di stress a lungo-termine,e  secondo, capire dove e come intervenire.

Si attivano le dinamiche fisiche e mentali dello stress a lungo termine quando:

  • percepiamo di non avere controllo in un determinato ambiente che valutiamo pericoloso e/o minaccioso.
  • non abbiamo modo di sfogare la frustrazione e la tensione che  accumuliamo.
  • non sappiamo cosa accadrà nel futuro e percepiamo il futuro come minaccioso.
  • interpretiamo eventi esterni come dei peggioramenti.
  • pensiamo di essere soli in un mondo ostile.

Le nostre chiavi di accesso per prevenire e/o trasformare sono il nostro modo di percepire e interpretare il mondo, gli eventi, il cambiamento, e il futuro.

Tu sai quale è la tua visione del mondo? Ti piacerebbe scoprirlo? Prendi carta e penna e finisci le frasi con le metafore che ti senti più vicino. Esempio: La vita è un giro di giostra.

  • La vita è ________________________________
  • Ogni giorno è ____________________________
  • I problemi nella mia vita sono ________________
  • Io faccio fatica perché ______________________
  • Il futuro porta _____________________________
  • Le persone sono come _____________________

 

Il mondo esterno è una raffigurazione del tuo mondo interno. Sembra cliché ma è veramente così. Quindi è fondamentale apportare accordare la nostra visione interna con ciò che desideriamo poi ritrovare all’esterno. Ci sono 4 semplici cose che puoi integrare nel tuo quotidiano da subito per fare questo:

  1. Inizia ogni tua mattina con intenzioni positive per la giornata.
  2. Durante la giornata ripeti la frase “Tutto è perfetto adesso”.
  3. Sforzati per fare una gentilezza gratuita al giorno (qui ti puoi veramente divertire).
  4. Finisci sempre il giorno ringraziando per le mille cose meravigliose che ti sono accadute durante la giornata.

Ricorda che tutto è sempre perfetto, quando vediamo e accogliamo questa perfezione ovunque e comunque, la gratitudine ci irrora l’anima.

Fonte: http://www.evocoaching.com/vincilostress/

Farne mille ma senza stress!

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Come si fa a farne mille e arrivare in fondo alla giornata calmi e sereni soddisfatti dei risultati ottenuti?
E’ possibile avere molte responsabilità (professionali, familiari, sociali, eccetera) ma non sentirsi mai oberato durante l’arco della giornata?
O ancora, quando gli eventi esterni sembrano marciare contro i tuoi programmi, i tuoi obbiettivi, i tuoi desideri, come si può mantenere la tranquillità di animo invece di annaspare inutilmente per un secondo di pace?

Io dico che si può. La letteratura contemplativa – sia antica che moderna – dice che si può. Ma sopratutto i risultati nel quotidiano dimostrano in modo concreto che è possibile farne mille ma senza quella profonda sensazione di affaticamento mentale che poi ti tiene sveglio la notte, oppure non ti fa digerire la cena.

E’ estate, ne consegue che i miei due meravigliosi bimbi siano a casa, sempre, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, sempre, l’ho detto sempre? Io, in quanto libera professionista, lavoro da casa, porto avanti le mie consulenze aziendali, il mio progetto di formazione E.V.O, studio, continuo a scrivere il mio libro e il blog nei momenti di quiete (in genere nelle ore profonde della notte come adesso), il tutto dovendo occuparmi di loro e della casa.

Altre mamme, in situazioni simili alla mia, mi chiedono come faccio a fare tutto e riuscire a gioire. Facile. Faccio una cosa alla volta. Il problema non è il tempo, non sono gli eventi che remano contro, non sono le persone più o meno utili, il problema è sempre e solo la nostra mente. Sei una persona impegnata? Hai una lunga lista di obblighi e responsabilità da soddisfare ogni giorno? Ti capisco, anche per me è così. Vorresti più tempo, più soldi, un assistente, e magari un clone? A chi lo dici! Purtroppo però questo tipo di cicalio interno è velenoso e ti appanna il cervello.

Il fatto è che non puoi fare più di una cosa alla volta, giusto? OK è vero che ci sono persone che sanno guidare, parlare al telefono, truccarsi, e rispondere a un messaggino di whatsapp, ma non tutti siamo dei fenomeni. Quindi, torniamo al fatto che possiamo fare una cosa alla volta. Se tu prendi la tua lunga lista di obblighi e responsabilità, vedrai che potrai spuntare una cosa alla volta, potrai fare una telefonata alla volta, una mail alla volta, e così via. Io sono l’incarnazione del multi-tasking e comunque ti confermo che posso iniziare cinque cose contemporaneamente ma presterò attenzione un minuto per volta a un dettaglio per volta. Sono ripetitiva ma la magia della teoria è che è così semplice da sembrare banale se non si afferra il concetto di prestare attenzione un minuto alla volta senza andare oltre.

Per esempio, sono in giardino a giocare con i miei bambini: c’è il servizio da tè con mia figlia, e i dinosauri con mio figlio. Loro con i loro mondi inventati sono tutto quello che c’è in quel preciso istante. Non penso al libro, alle mail, alle telefonate da fare, a facebook, ai messaggi non risposti, eccetera. Ci sono loro, il gioco, i loro occhi, i loro sorrisi, il loro odore, il loro calore, come mi sento io a stare seduta sul prato, oppure a fare rumori strani imitando dinosauri blu. Esiste solo quello. Loro sono la mia lista. Squilla il telefono, scelgo se rispondere o no, mi alzo e rispondo, una questione di lavoro, mi scuso con i bambini e mi allontano un attimo per entrare in un altro momento: la telefonata. Subentrano in gioco l’ascolto, l’argomento, la mia postura, la mia voce, le mie reazioni e le mie risposte al dialogo in corso. Non esiste la lunga lista, le tante cose, ma solo la telefonata con quella persona per parlare di quell’argomento.

Capito come è facile? Facilissimo. Una cosa alla vola. L’aspetto più bello è che vivendo in questo modo, la mia mente non si fa troppi filmini sul futuro e quindi arrivo a fine giornata arricchita da tutto, fisiologicamente stanca, ma non stressata, affaticata, insoddisfatta.

Ti lascio con un semplice esercizio che ti aiuterà a capire quanto sia semplice fare una cosa alla volta. Basta un po’ di allenamento:
– Il prossimo caffè, il prossimo panino, o pezzo di frutta che ti gusterai, non pensare alla lista di cose che ti aspettano fra qualche minuto, ma entra dentro l’esperienza del caffè oppure di quello che stai mangiando.
– Per entrare dentro l’esperienza, vivi quel momento attraverso ogni tuo senso (la vista, l’olfatto, il tatto, l’udito). Per esempio, prima di bere il tuo caffè in un sorso inconsapevole, prendi in mano la tazzina, percepisci il calore, avvicina il naso e senti il profumo, osserva il fumo che esce dalla calda bevanda, ascolta i rumori del luogo in cui sei o il rumore che fai mentre lo sorseggi). Non pensare ad altro. Bevi solamente il caffè.
– E quando hai percorso i sensi, entra dentro la percezione del tuo corpo: in che posizione sei, come ti senti prima di bere il primo sorso, come ti senti una volta che il primo sorso accarezza le labbra, e cosi via.
– Last but not least, in ogni momento della giornata in cui ti senti oberato di “cose da fare” ripeti a te stesso: “Tutto è perfetto. Una cosa alla volta faccio tutto.”

Provare per credere! Aspetto di sapere come si trasforma la tua giornata. La lista rimane uguale ma la tua gestione di essa e di te stesso si evolve in modo potente. Aspetto tue news, e intanto passo al prossimo momento.

Fonte: www.evocoaching.com/gestirelostress/

Come si fa ad accendere il cervello ?

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Il mio slogan, che nasce dalla mia esperienza personale, dice “Metti le ali al cervello” con una formazione Evolutiva Volontaria Omnicomprensiva (ovvero a 360 gradi, leggi pure corpo-mente-respiro). Ma, le persone mi chiedono, cosa significa mettere le ali al cervello?

Ti capita mai di sentirti appesantito e affaticato dalle mille cose da fare a casa e in ufficio, che appena ti parlano di un’idea nuova pensi solo alla fatica che faresti per aggiungerla alla tua lunga lista di obblighi e responsabilità? Oppure ti capita mai di non avere energia, desiderio, volontà di imparare qualcosa di nuovo, o di farti emozionare da un cambiamento, o infine di trovare il tempo (mentale) per dedicarti alle tue passioni? Per me è stato così per tanti anni. Succede perché siamo molto indaffarati ma, sopratutto, perché la nostra mente è troppo affollata da pensieri e ruminazioni che poi provocano stati d’animo negativi, appesantendo il nostro corpo, riducendo la nostra energia e vitalità fisica ma anche emotiva e mentale.

Quindi per accendere il cervello dobbiamo cambiare letteralmente frequenza. Passare da una frequenza gamma-beta ad un frequenza beta-alfa. Per fare questo è necessario prima capire cosa sono le onde cerebrali e poi capire come fare per aumentare le onde che vanno ad accendere e potenziare le tue attività cerebrali, mettendo le ali al tuo cervello.

L’attività cerebrale coinvolge in ogni momento milioni di neuroni di differenti aree del cervello che si attivano insieme generando delle onde elettromagnetiche che, in base alla loro frequenza, determinano stati di coscienza. Gli oltre 10 miliardi di neuroni che compongono il nostro cervello si attivano per ricevere o trasmettere un segnale che produce delle scariche elettriche a diverse frequenze:

Gamma – tra i 30 e 42 Hertz, tipiche nei momenti di iperattività o tensione.

Beta –  tra i 14 e i 30 Hertz, tipiche dei momenti di veglia focalizzata su stimoli esterni (come la lettura di questo articolo), sono la base per le attività di sopravvivenza, ordinamento, valutazione, e selezione.

Alfa – tra gli 8 e i 13.9 Hertz (anche se i valori non sono precisissimi), tipiche dell’attenzione vigile ma rilassata, della mente calma, ricettiva, fertile per eseguire problem-solving, e risolvere conflitti.

Theta – tra i 4 e i 7.9 Hertz, tipiche della mente in preda a visualizzazioni, immaginazione, ispirazione, si osservano nel sonno REM ovvero nel momento in cui sogniamo, e nel caso di veglia sono associate a intuito creativo e visioni.

Delta – tra lo 0.1 e i 3.9 Hertz, tipiche del sonno profondo senza sogni, ai momenti di abbandono totale, al profondo dell’inconscio.

Prima di capire cosa possiamo fare per restare – o meglio ancora tornare – nella frequenza che attiva le potenzialità cerebrali, è importante capire che quando il cervello è sottoposto a impulsi (visivi, sonori, elettrici), lui vi entra in risonanza. Per esempio, se ti trovi in un momento o una giornata di iperattività (onde gamma) e vieni a contatto con uno stimolo (musica, persona, paesaggio) rilassante e tranquillizzante che emette onde alfa, e rimani in contatto con questo stimolo, ti sentirai trascinare su una frequenza diversa. Basta pensare a quando entriamo in macchina stanchi e magari scocciati dal lavoro, accendiamo la radio dove – per puro caso – ci sono i nostri programmi preferite, le canzoni che amiamo cantare e ballare, e voilà che durante il tragitto il nostro umore cambia. Quindi è importante i luoghi e le persone che frequentiamo. Scegliamo bene.

A me però piace esercitare un po di controllo sulla mia mente e il mio cervello, non lasciare una cosa così importante in balia di altri, quindi come possiamo rimanere attivi, attenti, produttivi, risolutivi, senza perdersi nell’iperattività che ci esaurisce ma neanche nella beatitudine monastica che ci farebbe perdere il lavoro?

L’ideale è rimanere in uno stato di veglia concentrato e funzionale ma vigile e calmo, quindi oscillare fra onde beta e alfa. Per fare questo puoi usare il rilassamento muscolare (nel mio ebook puoi trovare un testo facile da seguire) oppure con delle brevi visualizzazioni o, l’ideale, con delle brevi pause meditative dove la nostra attenzione torna al respiro, al momento presente, riportando le onde in alfa.  Puoi trovarne una dentro all’ebook oppure puoi seguire queste semplici istruzioni:

Porta la tua attenzione al respiro, non forzare, osservalo, seguilo. Dopo qualche istante quando ti sei sintonizzato con il tuo respiro, inizia a contare le inspirazioni e le espirazioni. Inspiro 1 – Espiro 1.  Inspiro 2 – Espiro 2.  Inspiro 3 – Espiro 3. E così via fino ad arrivare a 10. Ogni volta che perdi il conto, ricomincia da 1. Non ti preoccupare se all’inizio perdi il conto facilmente, in due o tre giorni, arriverai tranquillamente a 10 respiri lunghi e profondi che avranno disattivato il dialogo interno iperattivo, e avranno spostato la frequenza delle tue onde cerebrali, dalle quali le tue capacità di gestione e risposta si saranno evolute.

E’ provato che con 15 minuti al giorno (anche non consecutivi) di rilassamento o meditazione sul respiro andiamo ad abbassare il pensiero logico (quindi moduliamo l’iperattività dell’emisfero sinistro che ai tempi di oggi è quasi sempre quello attivo) e ad innalzare il pensiero emotivo (stimolando l’emisfero destro e con lui la creatività, l’accoglienza, la flessibilità, cruciali per il problem solving e il conflict resolution).  Una maggiore sincronicità fra i due emisferi apporta un profondo benessere psicofisico nonché una gestione dello stress molto elevata.

Se vuoi degli esercizi concreti, vai a scaricare l’ebook che ce ne sono tre dentro già pronti, altrimenti prova a contare il respiro, e fammi sapere come va!

Fonte: Come si fa ad accendere il cervello?

Che Vita Stai Vivendo?

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Sai chi sei? Sai dove ti trovi e cosa ci fai qui? Prendi mai del tempo per farti queste domande? O preferisci affrontare le vicissitudini quotidiane semplicemente ignorandole?

Perfetto se lo fai. Perfetto se non lo fai. Va bene qualsiasi cosa tu decida di fare. Sarebbe tuttavia interessante per te sapere che le tue azioni o non azioni determinano le tue esperienze e la tua realtà.

“Aspetta un attimo! Che significa che determinano la mia realtà? Ma non è tutto già predestinato?” Mmmmm…no. La buona notizia è che siamo noi gli artefici della nostra realtà. La brutta notizia e’ che siamo noi – sempre e comunque – gli artefici della nostra realtà. Dipende tutto da quale realtà desideri sperimentare, e dalla tua capacità di usare gli strumenti creativi in tuo possesso per realizzarla.

Immaginiamo ad esempio, utopisticamente, una giornata positiva: svegliarti ogni mattina col sorriso, canticchiare sotto la doccia, sorridere a qualcuno che ti ha appena tagliato la strada, ridere ad una presentazione andata male e non arrabbiarsi se una cena programmata da tempo salta all’ultimo minuto ma anzi approfittarne per goderti con tranquillità la fine della giornata. Come potrebbe accadere tutto questo? Forse sei nella prima settimana di una nuova storia d’amore piena di passione e effervescenza. Il livello di endorfine e ossitocina in circolo nel tuo corpo sono ai massimi livelli, facendoti sentire “in botta” come fossi sotto effetto di farmaci psicotropici. In verità – per avere giornate così – basta un semplice cambiamento di prospettiva.

Per creare la realtà che desideri (se non la stai già vivendo) devi prima capire chi sei, dove sei e cosa ci fai qui. Queste sono domande fondamentali, alla base di tutto. Credi di essere un banchiere? Una casalinga? O un essere che ha scelto di incarnarsi in un corpo umano per sperimentare pienamente la sua divina magnificenza? In base alla tua prospettiva le risposte alle altre domande saranno automatiche e la realizzazione della tua vita avanzerà di conseguenza. Dipende tutto dalla tua prospettiva.

Un individuo la cui identità è basata unicamente su un aspetto della sua vita terrena, come ad esempio il lavoro, si realizzerà nella sfera della fisicità (o realtà materiale) rimanendo impantanato nelle sofferenze di tutto ciò che è effimero; pensando di non aver alcun potere di creazione all’interno della propria vita; accettando semplicemente il corso sociale degli eventi: laurearsi, trovarsi un lavoro, comprarsi una macchina, una casa, avere una promozione, sposarsi, avere figli, comprare una casa più grande, una macchina più veloce, e avanzare di carriera. Fino a quell’inevitabile giorno quando niente avrà più senso. A quel punto si chiederà: chi sono? Cosa sto facendo? E’ questa la mia vita? Prima o poi arriva per tutti il momento di farsi queste domande. I dubbi esistenziali sono un terreno battuto da sempre.

Puoi sopravvivere alla tua vita, o vivere la tua vita. Dipende interamente da te. Per poter creare una realtà che ti riempie l’anima, devi rispondere alle domande fondamentali della vita, le risposte ti guideranno lontano e ti eviteranno di guardarti indietro dubbioso. Dai prova a rispondere!

Se il vuoto ti avvolge, immobilizzandoti nell’ignoranza, c’è un semplice ma potente esercizio che può farti ritrovare le risposte: scrivi tre cose che potresti fare ogni giorno, per tutta la tua vita, senza ricavarne alcun guadagno. Prenditi il tempo di scriverle adesso, prima di continuare a leggere.

Cosa hai scoperto? Qual’è il comune denominatore che collega i tre punti della tua lista? Se le tue risposte sono una reale riflessione delle cose che potresti fare per il resto della tua vita senza compenso economico, il denominatore comune e’ l’essenza della vita: la gioia pura. Quando vivi in uno stato di sana felicità puoi affrontare le tue giornate con la massima serenità, con la capacita’ di accettare e gioire di qualunque cosa attraversi il tuo cammino. La felicità è l’ingrediente segreto di una vita perfetta, dove per perfetta non si intende l’evento in sè (qualcuno che ti taglia la strada ad esempio), ma come tu decidi di reagire ad esso (sorridendo e accogliendolo). La prospettiva è essenziale e quando questa prospettiva è la gioia, tutto diventa perfetto, portandoti maggiore felicità.

“Questi discorsi sulla felicità sono campati per aria, io devo lavorare per poter pagare le bollette e far mangiare la mia famiglia! Mi riempirebbe il cuore ballare tutto il giorno ma non posso farlo!” Puoi sostituire “ballare” con qualsiasi cosa ti piacerebbe fare per il resto della tua vita. Questa è la risposta di molti di noi che non si pongono le domande e scelgono di rimanere nella sfera materiale della vita.

E’ innegabile che ci siano responsabilità che ti legano ad un lavoro, che non necessariamente ti procura gioia; ma cosa succederebbe se quel lavoro fosse lo strumento che utilizzi per costruire ciò che ti piacerebbe realmente fare per tutta la vita? Non ha senso odiare un martello che ti sta aiutando a costruire la casa dei tuoi sogni, no? Allo stesso modo non ha senso disprezzare un lavoro perché è grazie alla stabilità economica che ti garantisce che ottieni le risorse per investire in ciò che ti da’ gioia. Di conseguenza, il lavoro è qualcosa che dovresti amare, e qui avviene il cambiamento magico: nel momento in cui inizia ad apprezzarlo, lo stesso lavoro che hai odiato per anni, ti aiuterà ancora di più a vivere la vita piuttosto che sopravvivere ad essa.

Desideri vivere o sopravvivere? Cosa ti ostacola se non te stesso? Cosa ti frena se non i tuoi dubbi e i tuoi limiti? Se vuoi dare una svolta alla tua vita, cambia prospettiva:
– Fai della contentezza la tua seconda natura. La tua mente, se imprigionata nei dubbi, farà resistenza. All’inizio richiederà una costante ri-educazione ma alla fine la felicità farà sempre parte di te (perché è ciò che realmente sei).
– Scrivi una lista di tre cose che potresti fare ogni giorno, per tutta la tua vita senza ricavarne nessun guadagno.
– Riconosci gratitudine e riconoscenza al tuo attuale lavoro (nel caso che non sia intrinsecamente già soddisfacente) e apprezza i vantaggi che ti offre.

Attraverso queste condizioni di gioa, gratitudine e riconoscenza, apri te stesso alle ispirazioni che ti aiuteranno a realizzare la tua vera felicità, e ti permetteranno di vivere e non sopravvivere alla vita.

Buon viaggio!

Fonte: http://www.evocoaching.com/crealatuavita/

Amare il lavoro e lavorare con amore

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“Tu ami il tuo lavoro? Ami la tua azienda?”

Queste sono le domande che ho chiesto un po’ in giro a persone con cui scambio parole quotidiane… nessuno delle persone con cui ho avuto il piacere di parlare è innamorato del proprio lavoro e nessuno prova questo senso di magia e incanto lavorando.

Lavorare è una necessità per molti, un piacere per pochi, un dovere per altri. Il lavoro, però, dovrebbe essere la magica espressione dei nostri desideri più profondi, certamente non qualcosa che facciamo perché dobbiamo pagare l’affitto, comprare l’ennesima casa, oppure mandare i figli a scuola. Qui è il problema della nostra società (italiana ma anche estera). Ci stressiamo la vita a lavorare per avere promozioni, bonus, premi, aumenti di stipendio. Ma se tutta quell’energia la mettessimo nell’amare il nostro lavoro vivremmo una vita ben diversa. Non è colpa nostra se siamo intrappolati in queste dinamiche. La storia e l’evoluzione dell’uomo ci hanno portato fin qui nel corso degli ultimi 300 anni ma è giunto il momento di fare downshifting, upgrading, qualcosa insomma.

Nel 18mo secolo filosofi, come Descartes e Kant, e scienziati, come Newton, insegnavano che il mondo era esterno a noi, oggettivo, una macchina da imparare ad usare. Quando verso la fine del 18mo secolo iniziò la rivoluzione industriale in Europa, il paradigma del mondo-come-macchinario prese il totale sopravvento e controllo della produzione, dell’economia in generale. La rivoluzione industriale è stata una tappa necessaria per l’evoluzione delle tecnologie scientifiche e mediche. Tuttavia, nei secoli a seguire, l’uomo si è dimenticato di sé stesso come essere e si è lasciato trasformare in un pezzo di macchina che parla e che agisce ma non si ferma mai a capire chi è. C’è sempre un contratto da firmare, merce da consegnare, prodotti da vendere, aziende da ingrandire per incrementare i profitti, nuove sedi da lanciare, e partnerships internazionali da consolidare. L’amministratore delegato si illude di essere al volante della propria vita non rendendosi conto che non è il guidatore ma il guidato. E’ guidato dalle maree dell’economia, della società, della politica, ma mai dalle sue maree interiori. Non sa nemmeno cosa possano essere le sue maree interne. A che servono? Quanto costano? Quando fruttano? E così si riparte…. stanchi, stressati, e imprigionati nel ciclo vizioso.

Gli ultimi 300 anni sono stati grandiosi per la scienza e la medicina ma noi ci siamo dimenticati le nostre origini, la nostra natura, ed ecco che ci sono sempre più malattie, infarti, depressioni, e patologie comportamentali. La crisi economica è il sintomo esterno di putrefazione interna fra i nostri governanti. E’ giunto ormai il momento che noi professionisti italiani ci svegliamo e riprendiamo in mano la nostra vita, capendo, e scegliendo con discernimento. Dopotutto, siamo nel 21mo secolo e i paradigma sono ben diversi adesso.

Dove prima il mondo e il corpo erano percepiti e insegnati come macchine, adesso la scienza ci insegna che è tutto un organismo vivente, e mutante.
Dove prima l’universo era inanimato, adesso è dimostrato che non solo dobbiamo parlare di multiversi e non di un universo, ma che ogni parte dell’universo è animata da campi elettromagnetici.
Dove prima gli atomi erano inerti, adesso sono dimostrabilmente attivi in campi energetici.
Dove prima le forze della terra erano determinate e predeterminate, adesso siamo testimoni della grande resilienza della natura, della sua capacità di adattamento e trasformazione.
Dove prima la conoscenza era distaccata e oggettiva, adesso è celebrata la partecipazione e l’interazione.

Durante l’era di Newton pensavamo di vivere in un mondo di macchine e l’uomo imparò a fare bene la sua parte; la rivoluzione industriale prese questo paradigma e cambiò il mondo occidentale creando uno spazio fertile per l’insediamento del capitalismo ma credo sia giunto il momento di fermarsi, capire, e scegliere come proseguire questa nostra evoluzione. Se Google investe in corsi di meditazione e contemplazione, non è forse giunta l’ora che noi ci apriamo ai nostri poteri interiori per raggiungere nuovi successi.

Non voglio avere un infarto a 50 anni. Non voglio che i miei figli crescano senza di me perchè ho troppo lavoro. Non voglio essere perseguitata dall’insoddisfazione per il resto dei miei giorni. Il futuro sta nel creare un ponte fra chi siamo e ciò che facciamo. I frutti del nostro lavoro devono portare profitti non solo all’azienda ma anche all’esterno di noi. Non è poi così difficile. Possiamo diventare ricchi anche senza abusare la natura, i dipendenti, i competitori. Tutto sembra impossibile fino a quando non lo si desidera davvero, e allora le idee arrivano, i partnerships si formano, e i profitti aumentano.

E’ possibile trasformare il lavoro dal fare all’essere con semplici esercizi che portano la tua attenzione al mondo interiore, che attivano il silenzio da cui nascono le risposte. Il protocollo di Obbiettivo E.V.O si basa proprio su questi esercizi e se vuoi un piccolo assaggio, scarica subito l’ebook gratuito.

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In balia dell’essere

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Parlando con un commerciante l’altro giorno su come il suo lavoro potrebbe trasformarsi in un vero e proprio viaggio magico lui mi chiese “Ma che vuol dire lavorare con l’essere e non solo con il fare? Se non faccio nulla come guadagno?”. Sono domande più che legittime che mi sono divertita a spiegare a lui così ho deciso di trascrivere qui le mie parole.

Per entrare nel mondo dell’essere dobbiamo trascendere il mondo della materia. Premetto che un breve articolo, o una breve conversazione in un negozio, non potranno mai offrire una spiegazione esauriente sull’essere. Io studio da dieci anni e tutt’oggi continuo ad imparare quindi questa spiegazione è deliberatamente semplificata ma non sminuita.

Il mondo dell’essere è collegato al nostro sentire, percepire, intuire. E’ il regno delle emozioni, del qui e ora. Per qualche breve istante semplicemente sei.

Ti sei mai trovato al tramonto sulla spiaggia a novembre? L’assenza di persone. Il silenzio umano. Il tuo respiro. Una leggera brezza fresca quasi invernale che ti accarezza. La canzone delle onde che si rallentano per accompagnare questo momento di chiusura della giornata. La tua mente che dolcemente si acquieta. Istintivamente cessano i pensieri, i monologhi mentali, il dialogo interno si ferma per entrare in comunione con questo momento. Per qualche breve istante sei uno con le onde, con il sole, con la brezza, con la natura, con l’Universo. Per qualche breve istante sei nel cuore, nell’anima, nell’essere.

“Si ok ma io non sono sulla spiaggia davanti al tramonto! Sono in negozio a lavorare!! Quindi?” Dice a questo punto il mio amico commerciante. Sorridendo gli spiego che l’essere è semplicemente una mente quiete, vuota, silenziosa, che lascia spazio alla pace che entra quando siamo in comunione con ciò che ci circonda. Nota bene che essere in comunione (con unione) significa appunto unirsi alle cose, eventi e persone che ci circondano. Non remare contro. Non fare resistenza. Ma fluire con il fiume della vita fidandoti che se rimani nella pace del silenzio mentale il fiume non ti porterà mai verso una pericolosa cascata.

Infatti grazie al silenzio mentale, che con un po’ di tempo ti abituerai a creare e a mantenere, le tue percezioni, intuizioni, e la tua creatività cresceranno in maniera esponenziale. Se in fondo al fiume c’è una cascata pericolosa la tua amplificata sensibilità percepirà il pericolo e tramite la tua bussola interna questo ti sarà comunicato (immagini, pensieri, suoni) affinché tu possa prendere le tue decisioni in totale libertà. Rimarrai sorpreso da quante soluzioni creative affioreranno nel tuo conscio per risolvere problemi e quanti problemi riuscirai a prevenire. I tuoi rapporti interpersonali così come il tuo reddito ne avranno beneficio immediato. E’ questa la magia dell’essere.

Non ci credi? Di sicuro non devi credere a me. Prova e credi alla tua esperienza. Impegnati a spegnere la mente e ad ascoltare quello che sale in superficie. Ci vuole un po’ di allenamento che all’inizio può essere faticoso ma non è difficile. Se lo vuoi lo puoi fare. Se sei stanco di vivere preoccupato, stressato, e insoddisfatto, puoi ribaltare la situazione. Adesso sai come, e fammi sapere come va.

Fonte: http://www.evocoaching.com/spegnilamente/

Il sano egoismo aumenta la serenità

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Sono reduce di due bellissime giornata di lavoro al workshop di San Marino e – al rientro – sono frastornata dalla routine domestica che si accentra intorno ai bambini. Faccio quindi fatica a trovare lo spazio e il tempo necessario all’interno della giornata di ieri (lunedi 8) per eseguire la mia meditazione mattutina e il mio rilassamento serale, salto infatti a pieno il protocollo quotidiano per una giornata.

Le riflessioni che, a fine giornata, emergono dentro di me sono due:

La prima è che il tempo per un genitore che è anche un professionista, o che comunque ha un lavoro, è un bene prezioso quanto l’acqua da bere, in modo particolare per la donna che comunque ricopre più ruoli (la mamma, la moglie, la professionista, e infine se riesce anche la donna).

La seconda è che il sano egoismo è imperativo al fine di essere un genitore e un professionista migliore. Il problema che subentra quando rinunciamo al nostro benessere e quindi consegnamo il nostro sano egoismo al lavoro, ai figli, alla casa, o a qualsiasi altra motivazione, è che ne paghiamo le conseguenze direttamente e i nostri cari indirettamente. Infatti è tangibile la differenza della qualità della mia creatività e attenzione, oppure della mia pazienza e ascolto verso i miei figli quando mi lascio trascinare dalle giornate senza spegnere mai il flusso mentale, lasciando il mio cervello e le mie emozioni in balia delle mille cose da fare.

La sfida maggiore quindi è ritagliare degli spazi per il proprio benessere che siano ecologici e compatibili con il nostro lavoro e i nostri obblighi familiari.

Fonte: Il sano egoismo aumenta la serenità

Trasforma il negativo in positivo!

 

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Ammiro molto le persone che predicano bene e razzolano ancora meglio. Le fotomodelle che mi suggeriscono come essere bella a 40 anni ma sono single e il centro del loro mondo non mi sono di grande aiuto. Una mamma che lavora e che riesce a nutrire la sua bellezza può secondo me essere molto più utile nel consegnare un messaggio.

La mia giornata è iniziata in modo pazzesco proprio perchè sono una donna, una mamma, e professionista che ne fa duemila. Svegliarsi la mattina, lavare, vestire i piccoli, dare loro la colazione, preparare le cose per la giornata, poi pensare ai letti, ripulire la cucina, e finalmente fra uno strillo, un gioco, e peppa pig, trovare quei minuti necessari per lavarsi, vestirsi, prepararsi per la propria giornata. Una corsa contro il tempo che se non viene trasformata può intossicare la giornata che segue, contaminare i pensieri, le azioni, le parole.

E’ sempre necessario quindi rimanere consapevoli quando il nostro spazio interiore si sta esaurendo e intervenire con brevi rilassamenti, meditazioni strategiche, e respiri consapevoli. Il nostro spazio interiore è quello che ci salva dallo stress e allo stesso tempo protegge e persone che ci sono intorno. Guarda il video per vedere come ho trasformato la mia giornata.

Sorgente: Trasforma il negativo in positivo! – EVO

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