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Spegni la mente Accendi il cervello

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Un manuale teorico-pratico che permette di trasformare uno stato di stress e affaticamento in benessere fisico, mentale ed emotivo in otto settimane. Gli esercizi lavorano gradualmente e in profondità per garantire un’evoluzione costante e duratura.

Spegni la Mente. Accendi il Cervello è un libro tramite il quale l’autrice condivide nozioni di Medicina Tradizionale, Naturopatia, Biologia, Neuroscienze e Spiritualità contemporanea, con il solo scopo di applicarle in maniera pratica e utile al quotidiano personale.

Uno stato di stress e di esaurimento deriva da una mancata unione fra corpo-mente-cuore, pertanto il testo vuole essere un viaggio esperienziale pratico intento a motivare il lettore a ritrovare e ricreare questa unione interiore.

Ogni capitolo contiene nozioni teoriche semplificate seguito poi da esercizi pratici emeditazioni semplici da integrare nel proprio quotidiano.

Rispecchiando la natura dell’autrice, il manuale sposa la concretezza della scienza con l’intangibilità del mondo emotivo interiore per offrire una prospettiva di apertura, di possibilità e di evoluzione.

AUTORE

Annalisa Corti, mamma di due bambini, Wellness Coach e Trainer, sostiene i suoi clienti tramite un protocollo di coaching multidisciplinare basato su Neuroscienze, PNL, Naturopatia e Meditazione Mindfulness. Laureata in Psicologia, Gestione delle Risorse Umane a Ginevra in Svizzera. Ha conseguito un Master in Sviluppo Socio-Economico Internazionale alla Duke University negli Stati Uniti. Diplomata in Naturopatia, certificata PNL Practitioner, certificata Istruttore Mindfulness e Mindfulness & Wellness Coaching. I suoi vent’anni all’estero, oltre alle lingue e alle esperienze, le hanno insegnato che la Verità unica è un’illusione, mentre l’illusione dell’unione è la Verità dalla quale attingere.

L’atleta consapevole

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A Radio Siena abbiamo parlato dei fattori di stress subiti o vissuti dagli atleti professionisti e amatoriali.

I maggiori fattori di stress provengono dalla natura endogena della competizione (la pressione di vincere, la bravura degli avversari, il rischio degli infortuni, eccetera); della pressione che la società sportiva esercita sugli atleti e dal tipo di ambiente che la società riesce a creare o a facilitare; dalla vita personale di ogni atleta che può essere distratto da familiari ammalati, difficoltà coniugali, e così via.

Ci sono moltissimi esempi di atleti e squadre che hanno adottato dei protocolli di allenamento mentale per rafforzare le capacità interiori dell’atleta di affrontare e rispondere a i più comuni fattori di stress. I protocolli più comuni sono quelli della meditazione mindfulness, utilizzati da i Chicago Bulls, L.A. Lakers, Seattle Seahawks, con atleti come Michael Jordan, Kobe Bryant, Lebron James, e molti altri.

Scopri il protocollo usato ascoltando la trasmissione che ti invito ad ascoltare, dura solamente una ventina di minuti e ti regala tante risate oltre a delle riflessioni e informazioni interessanti.

Clicca qui per ascoltare: https://goo.gl/47Kv4D.

Fonte: www.evocoaching.com

L’auto-consapevolezza: il guardone Illuminato

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Seguito un esercizio di auto-indagine in aula, una giovanissima dipendente, dopo aver elaborato i suoi risultati, comunica al gruppo di essersi rassegnata a vivere una vita mediocre per il più breve tempo possibile. Le sorrido, le faccio i miei complimenti, e continuo la lezione. Al termine dell’incontro lei timidamente mi chiede il perché le ho fatto i complimenti. “Perché adesso sai che tipo di vita stai vivendo, qualche settimana fa dicevi che tutto andava bene e ci credevi pure” le rispondo.

Tutti i percorsi formativi di crescita personale e interiore iniziano con la coltivazione dell’auto-consapevolezza. Se non sai chi sei, cosa fai, cosa dici, cosa pensi, cosa senti, cosa desideri, come potrebbe mai essere possibile una tua evoluzione? L’auto-consapevolezza è l’ABC del percorso evolutivo; è il punto di partenza; è il Guardone Illuminato che si evolve guardando, osservando, comprendendo i particolari di quello che pensi, che fai, che senti, con l’unico scopo di offrirti alternative, soluzioni, e ingrandire la tua prospettiva.

Hai presente quando ti trovi seduto al bar, accanto a una coppia che sta litigando in modo colorato, impossibile da ignorare? In un secondo diventi consapevole del loro linguaggio, la loro postura, il loro tono di voce, se ti concentri un po’ di più riesci a capire anche quale siano i desideri reciproci che non riescono a comunicarsi fra di loro. Ti viene quasi la voglia di intrometterti e di offrire una strategia risolutiva al fine del loro bene. Non sarebbe figo se il nostro Guardone Illuminato fosse così lucido e consapevole anche per offrire a noi la strategia migliore per la nostra felicità e benessere?

Non ci dimentichiamo che siamo unione corpo-mente-cuore e che se viviamo nell’inconsapevolezza, viviamo nella negazione, e se viviamo nella negazione, sarà il nostro corpo a farci diventare consapevoli di quello che succede nel nostro mondo interiore. Dai messaggi del cuore non si sfugge. Le nostre Verità emergono sempre, con l’auto-consapevolezza ci evitiamo tanti malesseri fisici, oppure riusciamo a trasformarli in tempi più rapidi, proprio perché siamo connessi alla nostra essenza e al nostro scopo.

Il Guardone Illuminato nel cervello

Come abbiamo visto nelle settimane precedenti, la resilienza emotiva e la positività a lungo termine sono caratteristiche che possono essere coltivate e allenate, quindi non sarai di certo sorpreso che sia così anche per l’auto-consapevolezza. Dopotutto, noi possiamo essere tutto quello che desideriamo e che non desideriamo. La persona felicemente infelice non desidera la felicità e non l’otterrà. Tuttavia la persona infelicemente infelice desidera la felicità e – con i suoi tempi e i suoi mezzi – uscirà alla Luce e aprirà le sue ali. La resilienza emotiva, la positività a lungo termine, l’auto-consapevolezza, l’attenzione, che vedremo nelle prossime settimane sono tutte caratteristiche acquisibili con desiderio, impegno e costanza.

Le parti del cervello che si attivano, secondo studi condotti con risonanze magnetiche funzionali, sono principalmente la corteccia insulare e la corteccia somatosensoriale. Ripeto qui quello che ho introdotto nelle settimane scorso per sottolineare il ruolo del nostro cervello nei nostri stati d’animo.

La corteccia insulare:  Comunemente chiamata insula è situata nelle pieghe del nostro cervello, proprio nel suo interno, ed è una mappa viscerotropica del corpo. A ciascuno degli organi viscerali corrisponde un punto specifico dell’insula. Lei riceve un segnale dai nostri organi e ne disegna una mappa, è una stazione di monitoraggio di tutto ciò che accade all’interno del corpo, dal collo in giù. Inoltre, cosa ancora più interessante, è che l’insula invia segnali agli organi, ordinando al cuore di aumentare il battito, o ai polmoni di respirare più lentamente. Infine, l’insula è collegata anche alla percezione di emozioni, non solo sensazioni fisiologiche.

La corteccia somatosensoriale: collega ogni millimetro di pelle a un punto della corteccia somatosensoriale, perciò possiamo dire che la corteccia somatosensoriale contiene una mappa della superficie del corpo, mentre l’insula contiene una mappa dell’interno del corpo. Per esempio, quando ci arrabbiamo è grazie all’insula se percepiamo che il nostro cuore batte forte, che abbiamo un nodo in gola e la tensione addominale, mentre è merito della corteccia somatosensoriale se percepiamo che il nostro viso è arrossato e siamo accaldati.

Coltivare l’Auto-Consapevolezza

Andiamo quindi a capire come far lavorare queste parti del nostro cervello al fine di aumentare la nostra Auto-consapevolezza. E’ importante però rimanere sempre nell’equilibrio e nell’armonia. Un’auto-consapevolezza iperattiva spesso sfocia in ipocondria e ansia, dove ogni piccolo segnale fisiologico / emotivo fa scattare campanelli di allarme e attacchi di panico. Gli esercizi delle Tre C che seguono servono quindi per modulare l’auto-consapevolezza mantenendola in equilibrio senza che questa oscilli da un estremo all’altro.

1) Il Corpo: abbiamo visto come le due parti del cervello collegate all’auto-consapevolezza sono direttamente collegate al corpo (pelle e visceri), quindi la prima cosa per coltivare questa caratteristica è praticare un rilassamento muscolare, un body scan, o un qualsiasi esercizio contemplativo che porti l’attenzione alla percezione del corpo, allenando al contempo la mente all’attenzione e alla concentrazione. Su YouTube ci sono tantissimi audio gratuiti di questo tipo, altrimenti sei il benvenuto a scaricarti il mio Rilassamento Muscolare gratuito cliccando QUI.

2) La concentrazione: in caso di auto-consapevolezza iperattiva che sfocia in attacchi di panico e ipocondria, è necessario allenare la mente alla concentrazione sul momento presente e non sullo scenario immaginario che parte automaticamente. Per fare questo è sufficiente portare – più volte al giorno – l’attenzione al respiro lento e profondo che va a potenziare la corteccia prefrontale, spegnendo la circuito della distrazione e equilibrando il circuito della paura che coinvolge l’amigdala. Se ti scarichi il rilassamento muscolare, riceverai dopo sette giorni un altro esercizio audio che ti aiuterà a fare questo.

3) Chi sono ora: Questo esercizio è semplicissimo. Ogni volta che ti senti frastornato ma non sai articolare come ti senti, quindi stai vivendo un momento inconsapevole, prova a farti la seguente domanda: Chi Sono Ora?  E prova a dare una risposta completa al massimo delle tue possibilità. Per esempio, non riesci a concentrarti sulle cose che sono sulla scrivania perché sei ancora in casa a litigare con il tuo compagno dopo la cena di ieri sera. Se qualcuno ti chiede come stai, riesci solo a dire che stai bene perché non riesci ad articolare il tuo stato d’animo, nemmeno a te stessa. Intraprendi quindi un dialogo conoscitivo con te stessa:

Chi Sono Ora? Sono (nome)

Come ti senti? Mi sento (emozione). [Attenzione a non far partire la storia, identifica un’emozione e nomina quella].

In quale parte del mio corpo vive questa emozione? Sento (l’emozione) in (parti del corpo). [Se senti più emozioni nominale una alla volta e collocale individualmente nel tuo corpo].

L’esercizio potrebbe evolversi a lungo per indagare credenze limitanti, paure, pregiudizi, eccetera. Per lavorare sull’auto-consapevolezza è sufficiente collocare una qualsiasi emozione nel corpo, DOPO averla riconosciuta, e rimanere in sua compagnia.

E’ possibile che all’inizio sia un pochino faticoso ma con il tempo, man mano che acquisisci maggiore lucidità interiore e capacità di auto-osservarti, noterai grandi benefici. Il tuo Guardone Illuminato saprà sempre confermarti se ti trovi nella strada funzionale alla tua evoluzione oppure no; saprà sempre farti notare le tue infinite possibilità di scelta; e infine saprà rassicurarti nei momenti difficili quando tutto sembra remarti contro. Il tuo Guardone Illuminato sarà lì per ricordarti che tu sei il cielo e che il tuo ruolo è di accogliere le nuvole, il sole, la pioggia, e gli arcobaleni.

Buona evoluzione e fammi sapere come ti trovi.

Fonte: www.evocoaching.com

La positività a lunga conservazione

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La persona positiva è quella che vive nel bicchiere stracolmo di acqua, ben oltre il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. La persona positiva è quella che sorride per tutta la giornata solo perché si è goduta la colazione del mattino. La persona positiva è quella che sorride con tutto il suo essere: bocca, occhi, postura, calore, accoglienza. L’habitat naturale della persona positiva è la Luce.

Io ho vissuto nel pessimismo, cinismo, scetticismo, ateismo per decenni. Guardavo le persone con il sole dentro come fossero degli alieni da rinchiudere. Nel 1994 conobbi una persona mentre lavoravo all’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale a Ginevra con la quale entrai subito in sintonia, era bella, intelligente, sempre elegante e aveva molta classe. La cosa che però mi fece subito affezionare a lei, tanto che siamo ancora buone amiche, era la sua capacità di sorridere tutto il giorno, di accogliere qualsiasi situazione con rilassatezza, di vedere sempre la soluzione e la possibilità. All’epoca, accecata dal mio cinismo, la chiamavo affettuosamente Doris Day per renderti l’idea dell’incredibile brio che emanava. Lei viveva nella meraviglia dell’universo e non c’era avversità che potesse affievolire la sua Luce.

Adesso penserai che magari era predisposta, che era nata “imparata”. Niente affatto. Da piccola veniva picchiata dal padre, più volte è finita al pronto soccorso, e tutt’oggi suo padre e la sua famiglia negano l’accaduto, senza offrirle scuse o riconoscimenti. Quindi più che nascere positiva, è nata nel buio totale, cosa c’è di più terrificante per un bambino che un genitore violento che abusa della sua fiducia e vulnerabilità? Lei aveva tutte le ragioni del mondo per attaccarsi al buio e rimanerci dentro per sempre. Tuttavia, aiutata forse anche dalla sua resilienza, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa è fiorita nella Luce, ha usato il buio come trampolino di lancio verso una vita migliore. In modo inconsapevole ha coltivato in se meccanismi che hanno potenziato un certo tipo di pensiero e comportamento. Ho ritrovato tante delle sue esperienze in testi sacri di maestri spirituali, ma anche in saggi di psicologia e neuro-scienza. Infatti ci sono proprio parti del cervello responsabili per la nostra capacità di essere positivi e mantenere un atteggiamento positivo nel tempo.

La positività nel cervello

Il Dottor Aaron Heller, in uno studio condotto nel 2005, nel quale un gruppo di persone osservavano una lunga serie di immagini che emanavano varie sfumature di felicità (dal gattino, all’abbraccio fra una mamma e un bimbo, a un matrimonio, un giorno di successo, e così via) mentre le loro attività cerebrali venivano riprese da una risonanza magnetica funzionale. Nel gruppo vi erano persone positive e persone depresse.

Scoprirono che quando le persone osservavano le immagini felici si attivava la corteccia prefrontale sinistra assiema al nucleo accumbens formando quello che è conosciuto come circuito della gratificazione. Il nucleo accumbens, che si trova nel corpo striato ventriale, è un gruppo di neuroni che rilasciano o catturano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo nelle emozioni positive, nella motivazione, e nel desiderio, e negli oppiacei endogeni.

In entrambe le tipologie di persone, depresse e non, si attivava questo circuito. L’unica differenza rilevata fu che nelle persone depresse questa connessione si spegneva subito. Era come se i messaggi dalla corteccia prefrontale diventassero in pochi minuti sempre meno potenti fino a dissipare del tutto.

Come allenare il cervello alla positività

Cosa fare quindi per mantenere viva questa connessione e far sì che la nostra corteccia prefrontale riesca a rimanere saldamente connessa al nucleo accumbens per mantenere alto il livello di positività durante la giornata?

1) Allena il cervello: Imposta un obiettivo da raggiungere, per esempio risparmiare abbastanza per fare una vacanza fra Natale e Capodanno, butta giù un semplice programma di quanto ti occorre e di quanto tu puoi mettere da parte ogni giorno per le prossime 7 settimane. Ogni giorno dedica diversi minuti, più volte al giorno, a visualizzare nei più minimi dettagli la vacanza. Non importa il luogo, puoi anche visualizzare la gioia, l’entusiasmo, la novità della vacanza. Questo attiva la corteccia prefrontale sinistra nella pianificazione e lungimiranza, mentre la visualizzazione della “ricompensa” ovvero la vacanza va a rafforzare il collegamento con il nucleo accumbens. E’ fondamentale focalizzarsi sulla gioia che proverai dalla ricompensa e di mantenere questa visualizzazione per qualche minuto.

2) Impara a ridere di te stesso e della vita: Cogliendo momenti di umorismo, di leggerezza, di sdrammatizzazione allenti le tensioni; da questo stato leggermente più rilassato emergono idee e nuove prospettive. La risata attiva il circuito della gratificazione che piano piano si rafforza e si allena a rimanere “acceso” più a lungo. Ricorda che il tuo cervello è plastico, più rafforzi un circuito, più questo diventa forte. Se non ti viene naturale ridere, guardati un video di Terenzio Traisci, leggiti un fumetto divertente, e sforzati a portare la risata dentro la tua vita, il suo poter va ben oltre il buonumore.

3) Entra nell’unione corpo-mente-cuore: Il circuito della gratificazione è famoso perché studiato vis-à-vis le dipendenze da sostanze o attività come il gioco d’azzardo. Tuttavia, quando entriamo in uno spazio di unione corpo-mente-cuore comprendiamo la nostra grandezza e la nostra bellezza e non oseresti mai contaminarla. Riempiresti mai la tua casa di letame? E’ quindi fondamentale imparare a nutrire il proprio corpo-mente-cuore con alimenti sani e vivi privi di violenza; persone positive, vitali, luminose; libri colmi di ispirazione, motivazione, che ti guidano verso la tua evoluzione; programmi di crescita e formazione che ti supportano e ti guidano durante questo percorso.

La positività non è la capacità di provare gioia ma quella di mantenerla viva. Se sappiamo mantenerla viva durante le nostre giornate a scapito di ciò che succede all’esterno, questo avrà impatto su tutta la nostra realtà, diventerà un vero e proprio filtro magico attraverso il quale possiamo interagire con il mondo.

Fonte: www.evocoaching.com

La Resilienza Emotiva: una questione di allenamento

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Dodici anni fa, vivevo nel North Carolina, al secondo anno di Master, il mio compagno di casa – Jeremy – si sveglia una mattina, dopo i vari stiramenti del caso e un paio di sbadigli rilassanti, si alza, va in bagno e apre la doccia, allunga la mano per verificarne la temperatura solo per ritrarre inorridito la mano, non c’è acqua calda. Si mette l’accappatoio infastidito e va a controllare il display della caldaia dentro il quale lampeggiavano varie lucine. Pigia, ripigia, accende, spegne. Le lucine ballano impazzite, la doccia ormai un lontano miraggio. Sospira, alza gli occhi al cielo come per chiedere una spiegazione immediata e risolutiva, rientra in bagno per lavarsi al meglio della sopportazione con l’acqua fredda, si veste, e chiama il caldaista per fissare un intervento con urgenza. Mentre sta uscendo dal parcheggio, il ragazzino del piano di sotto gli taglia la strada rischiando la vita e causando una colorata imprecazione da parte di Jeremy, il quale poi sorride, scuote la testa alla sua reazione e prosegue la sua giornata alla conquista del mondo della legge (studiava alla facoltà di legge all’epoca).

La giornata non era neppure iniziata che già tutto era andato storto, ma lui risolve la questione caldaia, sorride alla sua impazienza e inizia quello che si rivelò poi una giornata meravigliosa. Ti assicuro che non prendeva droghe di nessun tipo. Ricordo che rimanevo basita dal suo buon animo ogni volta che le piccole e le grandi catastrofi bussavano alla sua porta. Oggi so che aveva il regalo della resilienza emotiva, dell’auto-consapevolezza, e della positività. Oggi, quasi 12 anni dopo, è il fondatore di uno studio legale di successo nello stato di Delaware, dove ispira e motiva una trentina di collaboratori.

Jeremy aveva e continua ad avere queste doti innate, di cui lui non è consapevole, ma che influenzano ogni minuto delle sue giornate. La maggior parte di noi invece deve coltivarle. Qualità come la resilienza emotiva, l’auto-consapevolezza e la positività sono frutto di allenamento mentale. Infatti, studi scientifici hanno scoperto che il cervello delle persone che posseggono queste tre caratteristiche è rafforzato in punti particolari. Altri studi invece determinano che il nostro cervello, essendo plastico, può essere plasmato a nostro piacimento. Le due cose messe insieme ci permettono di adottare qualsiasi tipo di atteggiamento noi desideriamo. Vediamo come.

La Vita Emotiva Del Cervello*

Gli ultimi 20 anni di scoperte neuro-scientifiche ci insegnano che non esiste il cervello emotivo separato dal cervello cognitivo. Bensì esistono circuiti cerebrali che si attivano, quando siamo in uno stato d’animo invece di un altro, e che questi circuiti sono direttamente collegati al corpo. Da questo punto di partenza sono stati rilevati i circuiti responsabili per caratteristiche come la resilienza emotiva, l’auto-consapevolezza, e la positività, e molte altre.

E’ stato rilevato che le parti del cervello maggiormente interessate sono la corteccia insulare, la corteccia cingolata anteriore, e la corteccia prefrontrale destra e sinistra. Rendiamo comprensibili questi termini.

La Corteccia Insulare – L’insula, ovvero la corteccia insulare, è una piccola struttura situata molto in profondità nel nostro cervello, dentro le sue pieghe. Questa regione del cervello è come l’interfaccia fra la mappatura di sensazioni fisiologiche e la rappresentazione di questi come stati emotivi. E’ la mappa viscerotropica nel cervello che ci connette con il nostro corpo. E’ importante svilupparla perché una corteccia insulare bella attiva e interattiva si traduce in profonda consapevolezza di noi stessi, e questa consapevolezza personale di noi stessi ci serve per sapere chi siamo, cosa vogliamo, come ci sentiamo, e quindi gestirci al meglio. Serve anche per poter entrare in empatia con la persona che abbiamo davanti.

La Corteccia Cingolata Anteriore – la CCA, introdotta in un articolo precedente che puoi leggere QUI, è responsabile per il riconoscimento degli errori, per il riconoscimento dei conflitti e per trovare la miglior strategia, sopratutto è responsabile per le nostre risposte emotive associate al dolore.

La Corteccia Prefrontale – Questa parte ci interessa perché è stato rilevato che le persone tristi, con tendenze alla depressione hanno una corteccia prefrontale destra più attiva di quella sinistra. Comunemente la corteccia prefrontale è conosciuta per la sua giurisdizione sul pensiero logico, razionale, esecutivo. Tuttavia, moltissimi studi hanno rilevato che le persone positive e resilienti hanno una maggiore attivazione nella corteccia prefrontale sinistra, mentre le persone tristi e negative in quella destra.

Ma cosa fare se queste parti del nostro cervello non sono super potenziate? Facile, alleniamole. Prima di passare agli esercizi tecnici, però, capiamo anche perché è possibile ottenere risultati anche quando è 30 anni che siamo imprigionati in automatismi.

Il Cervello di Cera

Grazie ai miei due bimbi mi ritrovo spesso a giocare con la cera, “mamma mi scaldi la cera?” con questa domanda retorica mio figlio mi riempie le mani di cera, che è facilmente modellabile una volta scaldata, per poi proseguire alla manipolazione di draghi, dinosauri, e fatine che, una volta la cera si raffredda diventano statuine per il gioco. Il nostro cervello è un po’ come la cera d’api, difficile da plasmare senza un riscaldamento, facilmente plasmabile una volta pronto, e altrettanto facile consolidare i nuovi schemi dopo un po’ di ripetizione. In termini scientifici questo fenomeno si chiama neuroplasticità, che spiego in dettaglio nel mio ebook gratuito (che puoi scaricare cliccando QUI).

Per capire la neuroplasticità è sufficiente ricordare che le reti di neuroni che si attivano in maniera ripetitiva e continuativa danno poi vita a veri comportamenti inconsci (vedi il guidare la macchina). Se ci sono degli automatismi mentali o emotivi che non sono funzionali al nostro benessere noi possiamo andare a creare nuove reti di neuroni con determinati esercizi, per potenziare circuiti cerebrali che favoriscono i comportamenti e gli atteggiamenti che noi desideriamo. E’ veramente fantastico quanto la qualità delle nostre giornate sia scientificamente nelle nostre mani.

La Resilienza Emotiva

Addentriamoci a comprendere cosa è la resilienza emotiva, mentre nelle prossime settimane vedremo anche l’auto consapevolezza e la positività.

Che Cos’è la Resilienza Emotiva? 

La velocità o la lentezza in cui ci riprendiamo dalle avversità. Il Dottor Davidson spiega che “quando siete sommersi dalle emozioni negative, il cervello e il corpo attivano immediatamente meccanismi per ridurle e riportarvi al vostro livello emozionale di base”.* E’ l’orientamento verso la soluzione.

In quale parte del cervello si manifesta?

La resilienza emotiva si manifesta nella corteccia prefrontale sinistra, ovvero le persone che hanno un’alta resilienza emotiva mostrano un’attivazione della corteccia prefrontale sinistra fino a trenta volte superiore di chi non è resiliente. Questa forte attivazione della corteccia prefrontale sinistra, oltre a essere responsabile per le nostre capacità di pianificazione, valutazione, e decisione, inibisce l’attivazione dell’amigdala, il fulcro della gestione della paura e delle emozioni negative. Quindi più una persona è resiliente meno è timorosa.

Come possiamo coltivarla?

Per allenare il nostro cervello alla resilienza emotiva dobbiamo modulare la connessione fra la corteccia prefrontale sinistra e l’amigdala. Un’amigdala iperattiva ci imprigiona nella paura e nell’ansia, ma una corteccia prefrontale sinistra dominante ci rende freddi, distanti, rimossi da noi stessi e dal mondo. L’ideale sarebbe trovare il proprio equilibrio di resilienza emotiva dove non viene annullata la “sensazione” dello stato emotivo ma rimaniamo focalizzati sulla soluzione e sulla trasformazione. L’armonia si crea quando coltiviamo la nostra empatia ma rimaniamo lucidi.

Quelli che seguono sono gli esercizi più facili da provare e da testare:

1) Indaga Te Stesso – non accettare mai una frase piena di giudizio come “non ci posso riuscire”, “non ce la farò mai”, “tanto sbaglio sempre”, e così via. Indaga la verità dietro queste frasi che corrompono la tua resilienza. Come fai a sapere che non ci riuscirai? Sei veggente? C’hai provato? Quante volte? Il “sempre”, il “mai”, il “non” devono uscire dal tuo vocabolario.

2) Il Bicchiere è Stracolmo – siamo ben oltre il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, siamo nel bicchiere stracolmo di acqua. La resilienza non ti rende cieco alle avversità ma le risolve, le trasforma e vede oltre. La resilienza vede l’arcobaleno che nasce grazie al matrimonio fra pioggia e sole. La resilienza vede la soluzione e l’opportunità che scaturiscono da qualsiasi avversità. La resilienza coglie sempre il regalo.

3) Premiati spesso – crea mini obiettivi per te stesso che sai di poter raggiungere. Raggiungili, gioisci, congratulati, e inizia a potenziare la corteccia prefrontale sinistra che si attiva in momenti di gioia. Inoltre questo semplice esercizio ti aiuta ad acquistare auto stima per poi compiere opere più grandi. Più aumenta la tua auto stima, più ti sarà facile gioire, più si potenzierà la tua corteccia prefrontale sinistra, più sarai predisposto a trovare soluzioni di cui andare fiero che rafforzano la tua auto stima, e il circolo vizioso della Luce si innesca.

4) Crea spazio mentale – impara a concentrare la tua attenzione sul respiro, lento e profondo, disattivando così la rete mentale di default e attivando invece il ciruito della concentrazione che va a rafforzare la corteccia prefrontale. Ogni volta che ti senti affaticato, siediti, chiudi gli occhi, rallenta il respiro ma non lo forzare, conta ogni ispirazione e espirazione, svuotando la testa, portandola nel presente, allenando la tua mente alla resilienza ma anche alla positività che vedremo la prossima settimana.

Fammi sapere come va e ricorda che ora è il momento giusto per vivere la vita che desideri.

Fonte: www.evocoaching.com/la_resilienza-emotiva/

Perché investire nella formazione evolutiva?

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Prima di iniziare lascia che ti dia la mia definizione di formazione evolutiva. A mio avviso la formazione evolutiva è il genere di formazione non-tecnica che va a risvegliare le risorse interiori dei tuoi dipendenti. C’è il corso di comunicazione, di team-building, di negoziazione, di marketing, di social media marketing, di digital marketing, e quant’altro. La formazione classica è tecnica e esterna, si insegna alla persona a usare un metodo, un software, uno schema, esterno a sè per scopi esterni, ovvero il profitto dell’azienda. Per l’aspetto evolutivo ci sono i corsi di PNL, utili ma un po’ limitati, di emotional intelligence, di resilienza, e quelli – come formazione E.V.O – di introspezione contemplativa. Questi percorsi attivano la persona dall’interno con lo scopo di migliorarne la vita e di conseguenza il contributo professionale.

Perché investire in questo tipo di formazione?

Prima di rispondere, ti invito a riflettere sullo scopo della tua azienda.  Immagino sia guadagnare, crescere, fare le scarpe ai tuoi concorrenti, un po’ come la grande maggioranza. L’idea, l’innovazione, il brand, il marketing, la pubblicità, la comunicazione, ti portano fino ad un certo punto. Se hai un prodotto o un servizio utile davvero, tutte queste cose ti aiutano a posizionarti, ma come fai a fare il salto di qualità, l’upgrade alla versione 2.0? Ti occorrono le persone, i cervelli, i cuori – adatti al tuo prodotto / idea – che sono evoluti abbastanza da poter arrivare fin dove arriva la tua visione. E tu come ti stai occupando delle persone che si stanno occupando del tuo progetto? Come stai investendo nella loro crescita affinchè loro investano nella crescita della tua azienda?

I futuristi*, come Anne Lise Kjaer, insegnano che le aziende che godranno di grande successo nei prossimi 10 anni sono quelle che si focalizzano sulle quattro P: persone, pianeta, purpose (scopo), e profitto. Harvard Business Review ha pubblicato più di 300 articoli negli ultimi tre anni sul ruolo della felicità a lavoro. Time magazine ha pubblicato un’edizione speciale sulla Mindfulness Revolution, ovvero la rivoluzione di inserire pratiche contemplative all’interno del proprio organico per accelerare la crescita degli individui e quindi dell’azienda stessa.

Infatti aziende come Google, Facebook, General Mills, Aetna, e molte altre, hanno tutti programmi all’interno delle proprie ditte che offrono corsi settimanali di crescita interiore tramite yoga, meditazione, e gestione emozionale. Squadre della National Basket Association, della National League of Football, membri del Congresso a Washington, così come il financial district a Londra – con compagnie e banche come la Barclays, JP Morgan, e altre –  investono annualmente nella formazione evolutiva continuativa, perché è rilevato e dimostrato dalla scienza che la formazione contemplativa va a potenziare la corteccia frontale che gestisce le capacità decisionali, di problem solving, di brainstorming, e multi-tasking.

Tuttavia, ignora i futuristi, le pubblicazioni internazionali, il lunghissimo elenco di ditte, personaggi, e istituzioni che già investono nella formazione evolutiva e contemplativa, ignora pura la scienza; rifletti solo sul fatto che investire nell’evoluzione delle persone che lavorano con te e per te, equivale a investire nel futuro a lungo termine della tua azienda, perché sono loro la tua azienda. Se vuoi ottenere di più dai tuoi dipendenti, tu devi dare loro di più, non solo in termini economici, ma in termini di umanità. Prima capirai che l’azienda è un organismo vivente, sinergico, che sale verso il successo quando c’è unione e si indebolisce quando c’è disarmonia, prima capirai che per cogliere i frutti del successo materiale, è necessario possedere il successo personale.

I progetti imprenditoriali sono un po’ come dei figli, il seme di un’idea germoglia dentro di te, spesso per molti mesi, fino a quando un giorno esce da te e si incarna in un negozio, un impresa, un agenzia, un qualcosa di concreto e tangibile che vive grazie alla tua visione, la tua determinazione, e il tuo profondo impegno. Quindi merita di essere nutrito, coccolato, ispirato, guidato al fine di crescere, di espandersi, di evolversi in qualcosa di più utile, più innovativo, più vincente.

E tu come lo stai facendo crescere? Continui ad investire nella tua visione investendo sulle persone che le danno vita ogni giorno?

* Cosa fanno i futuristi? I futuristi estrapolano, grazie a metodologie e protocolli, i trend di un settore del mercato, oppure dell’economia in generale, oppure di fenomeni sociali. Non determinano il futuro, non lo prevedono, ma presentano gli sviluppi più probabili.

Pillole pratiche per gestire l’emozioni negative

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Fa parte dell’essere umano perdere le staffe ogni tanto, la versione dell’uomo zen che non si arrabbia mai è un mito. Anche i maestri Zen provano rabbia, l’unica differenza è che la riconoscono, non l’alimentano, e l’accolgono. Io non sono una monaca zen, corro dalla mattina alla sera, il mio obbiettivo quotidiano è di fare tutto quello che devo fare per il mio lavoro e la mia famiglia, arrivando alla sera con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, ancora piena di entusiasmo e pazienza per godermi i miei bambini. Ognuno ha i suoi obbiettivi quotidiani ma credo che saper gestire e trasformare le emozioni negative possa essere utile per tutti.

Vediamo un po’ i tre passi chiave usati dai maestri, semplificati per l’uso moderno, pratico, urbano delle nostre realtà. La rabbia, la gelosia, il risentimento, e tutti gli altri figli della paura, si devono riconoscerenon vanno alimentati, ma vanno accolti. 

Non sto a ricalcare quanto sia fondamentale, per eseguire questo tipo di esercizio, essere consapevoli del proprio corpo e del proprio respiro. (Se vuoi degli esercizi semplici ma efficaci, scaricati gli audio gratuiti che trovi qui).

Riconoscere Le Emozioni Negative

1) Diventa Uno Con Le Emozioni Positive. Per saper riconoscere quando sei in uno stato negativo, devi essere molto in unisono con i tuoi stati positivi. Quindi lavora sulla consapevolezza di come si sente il tuo corpo, di cosa ti passa per la testa, nei momenti di beatitudine e leggera serenità.

2) Fidati Del Tuo Corpo. Il tuo corpo è connesso al cervello che è connesso ai recettori delle tue cellule che si interfacciano con il tuo ambiente. Il tuo corpo quindi reagisci secondi, se non minuti, prima che tu formuli dei pensieri negativi dando inizio alla tragedia hollywoodiana che ti accompagnerà nel prossimo futuro. Quindi impara a conoscere e ascoltare il corpo in modo da riconoscere dove e quando si irrigidisce (il Rilassamento Muscolare incluso nei file audio gratuiti è molto utile per questo, così come una scansione corporea fatta più volte al giorno).

3) Prenditi Tempo. All’inizio essere consapevoli del corpo e delle emozioni può richiedere qualche minuto quindi tu prenditi tempo. Porta sempre la tua attenzione al respiro. Riporta il respiro – che in momenti di tensione diventa rapido – ad uno stato di rilassatezza con inspirazioni e espirazioni lente e profonde. Così vai a rilassare il sistema nervoso, a massaggiare il diaframma e tutti gli organi circostanti, spesso contratti automaticamente.

Non Alimentare Le Emozioni Negative

E’ normale che quando ci capita qualcosa di negativo, dove ci sentiamo vittime, traditi, mancati di rispetto, incompresi, e la lista potrebbe andare avanti all’infinito, pensiamo e ripensiamo all’episodio. Rivediamo ogni dettaglio, ogni parola detta, non detta, il tono di voce, le supposizioni su quello che l’altro pensava, poteva pensare, diceva, non diceva, aveva potuto dire, e così via. Più restiamo dentro a queste tragedie hollywoodiana più alimentiamo le nostre emozioni negative, più le reazioni biochimiche nel corpo si automatizzano, solidificando le reti neurali che poi portano la vostra attenzione a certe situazioni che comportano certe emozioni. Quindi è fondamentale non alimentare i mostri.

1) Premi Pausa. Ogni volta che ti accorgi che stai ri-raccontando per la centesima volta la storia dell’episodio che ti ha ferito, rivivendo gli stessi dettagli, premi pausa, fai qualche respiro e molto educatamente cambia argomento.

2) Ripremi Pausa. Fallo ogni volta, per tutti giorni, tutte le settimane, tutti i mesi che servirà. Quando torni a prestare attenzione alla storia negativa, respira, e cambia argomento. Dai un nuovo comando al cervello: focalizzati su altri dettagli.

Accogli I Mostri

Per coloro che pensano che questo è reprimere e quindi spazzare sotto il tappeto, state tranquilli, non lo è. Si tratta di potenziare reti neurali che aumentano l’attenzione, la capacità di analisi e problem solving, invece di mantenere attive connessioni nel sistema limbico basate sulla paura, da dove è difficile ci siano riscontri positivi per il corpo e per la mente. Infatti, premendo pausa, rallentando il respiro, uscendo dalla tragedia hollywoodiana volontariamente e consapevolmente si apre uno spazio sacro dal quale è possibile accogliere tutte le emozioni negative del caso.

1) Non Giudicare. Il momento che inizi a giudicarti o a sentirti in colpa, oppure a giudicare l’altro o a colpevolizzarlo, esci da uno spazio pulito dove puoi accogliere il tuo dolore e allo stesso tempo accogliere l’imperfezione dell’altro. Ricorda che tutti facciamo sempre il meglio che possiamo in qualsiasi circostanza, secondo la capacità intellettiva/emotiva del momento, e secondo la visione individuale del mondo.

2) Sii Paziente. Certe emozioni negative richiedono più tempo per essere elaborate e trasformate e quindi il tempo di accoglienza è più lungo. Un conto è se qualcuno sgarbatamente ti taglia la strada, un altro se il tuo partner ti tradisce. Il processo è sempre lo stesso: consapevolezza corporea, consapevolezza emotiva, cambiare la storia, non giudicare, ma sempre con molta pazienza verso il tuo dolore.

3) Riconosci il Regalo. Le emozioni negative non devono mai essere nascoste, represse, negate. Vanno accolte, osservate, ringraziate in un certo senso, perché ci mostrano una parte di noi. Spesso questa parte è quella più piccola, più indifesa, richiama episodi del passato che – se creiamo uno spazio sacro di osservazione e accoglienza – è possibile elaborare. Da questa elaborazione, emerge maggiore consapevolezza e padronanza della propria vita.

La strategia di fondo è quella di ricordarsi che la nostra identità più vera e profonda è come il cielo, e i pensieri, le emozioni, le storie sono come le nuvole che – anche quando sembrano ferme – si muovono sempre. Il maestro Eckhart Tolle è famoso per la frase, che io mi ripeto come mantra in momenti difficili, anche questo passerà.

Fonte: www.evocoaching.com/come-gestire-lemozioni-negative/

Io sono fatta cosi! Trasforma gli attaccamenti mentali.

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La persona consapevole si conosce in profondità. Sa quali sono le sue lacune e i suoi  talenti. Sa dove è necessario lavorare e dove ha già trasformato vecchi attaccamenti. Soprattutto, la persona consapevole è morbida, flessibile e aperta e sa di non essere fatta in nessun modo, ma di poter essere tutto ciò che desidera.

Ti capita mai di incontrare persone che si ripetono e ti ripetono “Eh sì ma io son fatta così!” “Mi dispiace ma io sono fatto così ormai.” oppure “Che ci vuoi fare io sono fatta così”. Io l’ho ripetuto per anni (non so come le persone mi sopportassero). Ho anche avuto la mia fetta di persone che rimanevano incollate a questa illusione immobilizzante. Nessuno è fatto così. Siamo tutti esattamente come scegliamo di essere e come ci impegniamo a divenire.

Il nostro DNA contribuisce in modo diretto a una parte della nostra personalità o predisposizione caratteriale, ma oramai la scienza ha dimostrato che l’unione del nostro cervello-corpo-emozioni non è dettato dal DNA ma dalle nostre percezioni e dalla nostra volontà intenzionale, che è piuttosto basata sulle nostre credenze e convinzioni profonde e inattaccabili. Queste credenze e convinzioni sono il frutto di esperienze dirette, di insegnamenti e della nostra costituzione. Gli episodi della nostra vita, dove queste tre componenti si intrecciano, vengono archiviati nella memoria. Negli anni andiamo a richiamare e a rinforzare certi comportamenti, che a loro volta, nel tempo si consolidano in certe credenze e certi attaccamenti.

Lo status quo del “io sono fatto così” funziona fino a quando non provoca sofferenza e malessere, a noi stessi o ai nostri cari. Quante volte la mia lingua tagliente ha ferito qualcuno in passato oppure non ha preso in considerazione i sentimenti dell’altro solo perché io ero inattaccabilmente fatta così. Oppure, quanta tristezza e quanta sofferenza mi sarei risparmiata se avessi modellato la mia forma mentis, radicata in attaccamenti mentali, escludendo a priori l’altro e la possibilità di vedere ben oltre la punta del mio naso.

L’espressione “sono fatto cosi” è segno di una chiusura mentale e emotiva, frutto di abitudine. Il mio consiglio spassionato è di valutare quanto questa chiusura ci complica i rapporti interpersonali e anche quanto ostacoli la nostra serenità. In caso, è possibile rivedere il nostro sistema operativo interno e fare un upgrade alla nostra mente, lavorando proprio sulle abitudini, sfruttando la capacità del nostro cervello a creare nuove reti neurali.

Ogni volta che noi affermiamo una cosa, esempio “senza caffè la mattina non mi sveglio”, si vanno ad attivare delle reti neurali che a loro volta creano delle reazioni biochimiche impercettibili e immediate, che comunicano al corpo un certo messaggio, innescando così una certa sensazione, che poi ci porta ad essere degli orsi bruti fino a quando non beviamo il caffè la mattina. Se noi però siamo stanchi di litigare con tutti la mattina e vogliamo svegliarci con il sorriso beato e paradisiaco di un bambino felice di rivedere i suoi genitori, dobbiamo attivare un meccanismo diverso.

Questo meccanismo, che trasforma gli attaccamenti mentali, nasce con l’intenzione, si sviluppa con l’impegnoe si calcifica con il tempo. 

Vediamo come.

Intenzione – La mia esperienza mi conferma quello che la teoria insegna, ovvero che tutto è possibile quando noi lo vogliamo veramente, quando c’è un’intenzione pura e forte. Quali dei miei attaccamenti mentali mi recano sofferenza oggi? Ho voglia di stare meglio, di non avere più questo malessere? Mi merito di vivere un quotidiano sereno e fluido, con me stesso e con gli altri? La magia esiste ma prima dobbiamo elevarci a un livello di coscienza per saperla cogliere e per arrivare là occorre impegnarsi un po’. Ci è utile consolidare la nostra intenzione per capire se vogliamo veramente stare meglio.

Impegno – L’impegno è necessario per impostare e coltivare le nuove abitudini durante le prime settimane. Se ti piacerebbe correre una maratona, dovrai pur allenarti per diversi mesi prima che il tuo corpo e la tua mente siano pronti per correre 43km. Si applica la stessa regola per trasformare le nostre abitudini mentali e emotive.

– Prendi carta e penna e segnati uno o due atteggiamenti / comportamenti che adesso giustifichi con “io sono fatto così” ma che non ti arricchiscono la vita e che quindi vuoi trasformare per la tua evoluzione e benessere.

– Segnati adesso come vorresti trasformarli. Ritornando all’esempio del caffè: voglio passare da “senza caffè la mattina non mi sveglio” a “la mattina mi sveglio piena di energia per la giornata”.

– Imposta come intendi implementare questo nuovo atteggiamento / comportamento nella tua giornata. Continuando con l’esempio: ogni mattina appena apro gli occhi mi do il buongiorno e mi dico “la mattina mi sveglio piena di energia per la giornata”. Oppure, la versione più tecnologica, imposta un promemoria che fa lampeggiare le parole da te scelte sullo schermo e ripetile dentro la tua testa.

– Quando intraprendiamo un percorso evolutivo, che non è mai corto, è utilissimo trovare sostegno in persone che già hanno queste qualità che tu vuoi sviluppare, in corsi che le insegnano, o in libri che le spiegano.

Tempo – Uno studio fatto dalla Dottoressa Philippa Lalla pubblicato dall’European Journal of Social Psychology, rilevò che in media occorrono 66 giorni per trasformare una nuova abitudine in automatismo. Ovviamente il numero di giorni varia dal livello di intenzione / impegno e da persona a persona, comunque diciamo che – alla persona media – occorrono 9 settimane circa. In 9 settimane possiamo fare un viaggio dentro noi stessi da un punto A a un punto B. Dalla timidezza all’apertura. Dall’ansia alla rilassatezza. Dall’irritabilità all’amabilità.

Siamo aiutati dalla neuroplasticità del nostro cervello e quindi possiamo fare qualsiasi upgrade noi vogliamo ma questo richiede pazienza, amore, e ancora pazienza. Non ci sono fallimenti e non ci sono ritardi. Esiste solo la nostra intenzione, il nostro impegno, e la visione di chi vogliamo essere. Un giorno alla volta smantelliamo le vecchie reti neurali e ne creiamo delle nuove.

Roma non è stata costruita in due giorni, ma tuttora viaggiano da tutto il mondo per apprezzare la sua maestosità. Risvegliare la tua maestosità merita tutto il tempo e l’impegno che impiegherai, ma quando l’avrai raggiunta sarà tua per sempre. Buon lavoro e buon viaggio.

Fonte: www.evocoaching.com/trasforma-gli-attaccamenti-mentali/

Sei felice o ti rendi felice? Parte 1

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Ci sono centinaia di gruppi e pagine su Facebook che promuovono la felicità, il benessere, il pensiero positivo, lo stare bene in generale. Nonostante la tematica venga ripetuta e riproposta in tutte le salse, molti gruppi e pagine sono seguiti da migliaia di persone, a volte decine di migliaia. Per non parlare poi dello scaffale in libreria dedicato alla crescita personale dove ci sono centinaia e centinaia di bellissime copertine colorate che ti invitano a iniziare il viaggio fatidico verso la tua felicità.  Osservando però le persone intorno a me quando sono al parco con i bimbi, al supermercato, oppure anche in riunioni con colleghi (spesso internazionali) noto che non sono felici, noto infatti una generale predisposizione alla polemica, alla rassegnazione, e all’insoddisfazione. Questo contrasta molto il mondo virtuale di Facebook dove ogni due post c’è un post sul pensiero positivo, la luce, la felicità e il benessere. Il contrasto mi ha fatto riflettere.

I maestri, i saggi, anche i religiosi hanno sempre sostenuto che lo scopo della vita dell’uomo fosse la ricerca della felicità e di riuscire a sentirsi felice. Nel libro L’Arte della Felicità del Dalai Lama, Sua Santità scrive “Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, che crediamo o no in questa o quella religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa dell’esistenza sia la felicità.”

Ma di quale felicità si sta parlando? Questo termine viene usato come appendice per enfatizzare molti messaggi ma in effetti racchiude un messaggio molto potente da solo. Inoltre c’è da dire che in base a quale felicità scegli di inseguire avrai risultati ben diversi.

La Felicità è definita dal dizionario Garzanti come “stato di chi è felice, di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; gioia, soddisfazione completa: cercare, raggiungere la felicità; vivere dei momenti di felicità.”  Felice invece è definito come “sereno, appagato, completamente soddisfatto”. All’interno di queste due definizioni emergono le due interpretazioni principali, ovvero quella edonistica e quella eudaimonica. La felicità edonistica proviene dal raggiungere stimoli esterni piacevoli, tenerli stretti, evitando gli stimoli esterni spiacevoli. La felicità eudaimonica (dal greco eudaimonia che si significa sviluppo umano) è un modo di essere che procura un senso di realizzazione e significato, il quale che scaturisce dall’interno.

Automaticamente il mio ego si è ritrovato a volersi schierare con una versione o con l’altra. Sempre in competizione con se stesso il mio piccolo ego. La verità – secondo me – è che entrambe sono necessarie per una vita ricca ma serena.

Se vivi la tua vita per momenti di felicità edonistica, prima o poi, giungerai in un luogo di profonda sofferenza perché tutto quello che è esterno è materia, e tutto quello che è materia è impermanente (incluse le persone, le cose, i soldi, i titoli, lo status sociale, le idee, le mode, eccetera). Tutta la materia nasce per morire quindi se viviamo solo per soddisfazioni materiali o idee mentali, prima o poi batteremo la testa nello spigolo del comodino e sentiremo molto ma molto male. Al contempo, se intraprendi un cammino di profonda crescita interiore per raggiungere la felicità eudaimonica, scollandoti dal mondo materiale e effimero, nel tempo (in quanto è un percorso lungo e arduo) sarai completamente sconnesso dal quotidiano urbano moderno dove esiste l’azienda, il profitto, la competitività, la globalizzazione, eccetera. Questo tipo di cammino è infatti tipicamente monastico, quindi collegato ad una vera e propria scelta di vita a lungo termine.

Ma per noi che viviamo in centri urbanizzati, con comfort moderni, con l’ADSL e il wifi pure in bagno, la tredicesima e la quattordicesima, la recita di natale dei bimbi, peppa pig, e quant’altro, è necessaria una miscela di entrambi i tipi di felicità. Dobbiamo avere il coraggio di sognare una vita migliore, la determinazione di realizzarla, la certezza di raggiungerla, sia per noi stessi che per i nostri figli. Ma dobbiamo al contempo ricordare sempre che se dovessimo morire in questo momento gli unici dettagli importanti sarebbero i volti delle persone che amiamo, i loro baci e i loro abbracci, il loro amore che non è materia e che è eterno.

L’alchemia perfetta scaturisce dall’unione e dalla fusione. Poniti degli obbiettivi e lavora duro per raggiungerli se questi ti renderanno felice, ma ogni giorno prenditi tempo per rimanere con il tuo respiro, ascoltare il silenzio della tua saggezza interiore lasciando che essa ti guidi e ti tenga ancorato nell’eternità del tuo essere e non nella finalità del tuo corpo.

Era mia intenzione dedicare la seconda parte dell’articolo alla parte pratica, ma questo post è già troppo lungo, vedremo insieme la settimana prossima come poter conciliare in modo pratico ed efficace la felicità edonistica con quella eudaimonica. Intanto abbraccia qualcuno che farà bene sia a te che a loro.

Fonte: www.evocoaching.com/duemodidiesserefelice1

Presente! Ci sei o ci fai?

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Molti anni fa, una mia cara amica, che sembrava camminare sempre cinque centimetri da terra, mi consigliò di leggere il libro di Eckhart Tolle – Il Potere di Adesso – noto bestseller internazionale di un maestro contemporaneo di alto livello. Tuttavia all’epoca non mi interessavo al benessere e alla pace interiore, quindi non lo conoscevo. Curiosa mi recai in libreria, acquistai il libro, e iniziai subito a leggerlo sperando mi rendesse uno spirito beato come lei. Invece fu un fiasco terribile. Facevo fatica a seguire il linguaggio, non afferravo il significato dei messaggi e il termine qui e ora mi sembrava una cosa del twilight zone. Dove altro posso essere se non nel qui e ora?

Qualche giorno dopo, mentre mi recavo in ufficio a piedi lungo il meraviglioso lago di Ginevra, mi si accese una lampadina. Uscii di casa come sempre per intraprendere la passeggiata di 40 minuti che mi portava in ufficio presso una delle agenzie delle Nazioni Unite. Iniziai a pensare al freddo, poi la mia attenzione passò ai piedi che si stavano congelando, poi entrai in un negozio in Rue Du Rhone per comprarmi un paio di scarpe, poi mi resi conto che costavano troppo, entrai quindi dentro il mio conto bancario per vedere se riuscivo a comprarmi quei bellissimi stivali, poi pensai alla mia bella amica Pascale che con le sue gambe lunghe poteva indossare qualsiasi cosa, poi allora pensai al mio fidanzato di allora, e mi ritrovai a rivivere la serata precedente: il ristorante, il cinema, le chiacchiere. Poi arrivai in portineria e il portiere dandomi il buongiorno mi chiese sorridendo: “Hai visto come è bello il lago stamani con quel velo di nebbia? Sembra quasi magico!”. @_@ Questa fu la mia espressione e lì capii di cosa parlava Eckhart Tolle nel suo libro. 40 minuti di passeggiata in uno dei posti più belli che io conosca e non avevo vissuto nemmeno un dettaglio perché avevo camminato dentro la mia testa. Ti capita mai? Forse quando sei in macchina, o dentro una riunione, o al telefono con qualcuno? Interi attimi vanno persi, e la nostra energia si dissipa, perché non siamo presenti.

Anni dopo, la centratura emotiva e la presenza nel momento di adesso sono diventati pilastri importanti del mio quotidiano. Non tanto per un’idea romantica quanto perché la scienza ci insegna che una giornata trascorsa nel momento presente potenzia la corteccia frontale del nostro cervello, aumentando le nostre capacità decisionali, di problem solving e di articolazione dei nostri pensieri o le nostre emozioni, quindi migliorando le nostre capacità di comunicazione ma anche di ascolto. Inoltre, per esperienza diretta, posso dire che c’è un aumento importante di energie sia fisiche che mentali che ti aiutano a gestire la mole di obblighi familiare e professionali di ogni giorno.

Ma cosa significa essere presenti? A scuola bastava essere seduto al banco e alzare la mano urlando PRESENTE! ma vivere il quotidiano in modo presente è leggermente diverso. Non è sufficiente essere fisicamente in un luogo per esservi presente. Infatti, il modo più facile per capire se sei presente o no è di chiederti, proprio in questo momento mentre stai leggendo, se sei consapevole della velocità del tuo respiro, oppure della postura del tuo corpo, oppure dei rumori e odori che ti circondano. Il respiro, la postura, e i nostri cinque sensi sono il veicolo alla centratura nel momento di adesso.

Non è poi così difficile, vero? Per molti sarà quasi scontato, per altri magari una novità. Ti invito a fare un esperimento, prova a vivere un paio di giornate in modo consapevole, cercando di essere il più presente possibile nell’arco della giornata, valuta poi come arrivi a fine giornata, come si trasforma la tua capacità di interagire con gli altri, e come ti senti in generale.

Per eseguire questo esperimento, ti occorrono INTENZIONE e ATTENZIONE.

Intenzione perché se non lo vuoi non lo puoi fare. Se non vuoi arrivare a fine giornata esaurito; se non vuoi sentirti oberato dalle mille cose da fare; allora vuoi ottenere un migliore stato di benessere. Ma per passare da un volere ad un avere, devi attivare la tua intenzione. Devi dire al tuo cervello su cosa si deve concentrare. Inizia la tua giornata con la semplice affermazione: “Oggi sono consapevole e presente”. Ripeti questa affermazione ogni volta che ne senti il bisogno, oppure ogni volta che ti accorgi di esserti perso nei fiumi di pensieri lontani dal momento di adesso. Se sei in una riunione o stai facendo brainstorming, i pensieri sono utili, ma solo quelli attinenti a quel momento di adesso.

Una volta che il tuo cervello è “impostato” sulla consapevolezza e la centratura nel momento di adesso, hai bisogno di Attenzione al momento presente. Come fai a tornare dentro il momento presente se, dentro la tua testa, sei immerso nella lite della sera prima o nel meeting della mattina dopo? Molto facile, inizi a respirare. O meglio, porti la tua attenzione al respiro. Il respiro, infatti, è il ponte per eccellenza fra il corpo – che è sempre presente e vivo solo nel momento di adesso (il corpo non vive la settimana scorsa o la settimana prossima, ma solo in questo secondo grazie a questo respiro), e la nostra mente, che invece vaga nella linea temporale della nostra storia.

Quindi una volta che c’è l’intenzione, porta attenzione, e torna nel qui e ora.

L’esercizio che io uso da sempre é tratto dagli insegnamenti del maestro Thich Nhat Hanh. Basta contare 10 respiri lunghi e profondi, che devono essere liberi da pensieri. Inspiri 1, espiri 1. Inspiri 2, espiri 2. E così via, fino ad arrivare a 10, in maniera lenta e profonda (il respiro lento e profondo va a rallentare e allentare l’attività del sistema nervoso). Se affiora un pensiero e tu ci entri dentro, perdendo il conto, ricomincia da 1. Dopo 10 respiri lenti e profondi, senza interruzioni da pensieri, rientri nel momento di adesso da uno spazio di attenzione e presenza. Garantito.

Prova e dimmi cosa succede!

Fonte: www.evocoaching.com

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