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Sei felice o ti rendi felice? Parte 1

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Ci sono centinaia di gruppi e pagine su Facebook che promuovono la felicità, il benessere, il pensiero positivo, lo stare bene in generale. Nonostante la tematica venga ripetuta e riproposta in tutte le salse, molti gruppi e pagine sono seguiti da migliaia di persone, a volte decine di migliaia. Per non parlare poi dello scaffale in libreria dedicato alla crescita personale dove ci sono centinaia e centinaia di bellissime copertine colorate che ti invitano a iniziare il viaggio fatidico verso la tua felicità.  Osservando però le persone intorno a me quando sono al parco con i bimbi, al supermercato, oppure anche in riunioni con colleghi (spesso internazionali) noto che non sono felici, noto infatti una generale predisposizione alla polemica, alla rassegnazione, e all’insoddisfazione. Questo contrasta molto il mondo virtuale di Facebook dove ogni due post c’è un post sul pensiero positivo, la luce, la felicità e il benessere. Il contrasto mi ha fatto riflettere.

I maestri, i saggi, anche i religiosi hanno sempre sostenuto che lo scopo della vita dell’uomo fosse la ricerca della felicità e di riuscire a sentirsi felice. Nel libro L’Arte della Felicità del Dalai Lama, Sua Santità scrive “Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, che crediamo o no in questa o quella religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa dell’esistenza sia la felicità.”

Ma di quale felicità si sta parlando? Questo termine viene usato come appendice per enfatizzare molti messaggi ma in effetti racchiude un messaggio molto potente da solo. Inoltre c’è da dire che in base a quale felicità scegli di inseguire avrai risultati ben diversi.

La Felicità è definita dal dizionario Garzanti come “stato di chi è felice, di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; gioia, soddisfazione completa: cercare, raggiungere la felicità; vivere dei momenti di felicità.”  Felice invece è definito come “sereno, appagato, completamente soddisfatto”. All’interno di queste due definizioni emergono le due interpretazioni principali, ovvero quella edonistica e quella eudaimonica. La felicità edonistica proviene dal raggiungere stimoli esterni piacevoli, tenerli stretti, evitando gli stimoli esterni spiacevoli. La felicità eudaimonica (dal greco eudaimonia che si significa sviluppo umano) è un modo di essere che procura un senso di realizzazione e significato, il quale che scaturisce dall’interno.

Automaticamente il mio ego si è ritrovato a volersi schierare con una versione o con l’altra. Sempre in competizione con se stesso il mio piccolo ego. La verità – secondo me – è che entrambe sono necessarie per una vita ricca ma serena.

Se vivi la tua vita per momenti di felicità edonistica, prima o poi, giungerai in un luogo di profonda sofferenza perché tutto quello che è esterno è materia, e tutto quello che è materia è impermanente (incluse le persone, le cose, i soldi, i titoli, lo status sociale, le idee, le mode, eccetera). Tutta la materia nasce per morire quindi se viviamo solo per soddisfazioni materiali o idee mentali, prima o poi batteremo la testa nello spigolo del comodino e sentiremo molto ma molto male. Al contempo, se intraprendi un cammino di profonda crescita interiore per raggiungere la felicità eudaimonica, scollandoti dal mondo materiale e effimero, nel tempo (in quanto è un percorso lungo e arduo) sarai completamente sconnesso dal quotidiano urbano moderno dove esiste l’azienda, il profitto, la competitività, la globalizzazione, eccetera. Questo tipo di cammino è infatti tipicamente monastico, quindi collegato ad una vera e propria scelta di vita a lungo termine.

Ma per noi che viviamo in centri urbanizzati, con comfort moderni, con l’ADSL e il wifi pure in bagno, la tredicesima e la quattordicesima, la recita di natale dei bimbi, peppa pig, e quant’altro, è necessaria una miscela di entrambi i tipi di felicità. Dobbiamo avere il coraggio di sognare una vita migliore, la determinazione di realizzarla, la certezza di raggiungerla, sia per noi stessi che per i nostri figli. Ma dobbiamo al contempo ricordare sempre che se dovessimo morire in questo momento gli unici dettagli importanti sarebbero i volti delle persone che amiamo, i loro baci e i loro abbracci, il loro amore che non è materia e che è eterno.

L’alchemia perfetta scaturisce dall’unione e dalla fusione. Poniti degli obbiettivi e lavora duro per raggiungerli se questi ti renderanno felice, ma ogni giorno prenditi tempo per rimanere con il tuo respiro, ascoltare il silenzio della tua saggezza interiore lasciando che essa ti guidi e ti tenga ancorato nell’eternità del tuo essere e non nella finalità del tuo corpo.

Era mia intenzione dedicare la seconda parte dell’articolo alla parte pratica, ma questo post è già troppo lungo, vedremo insieme la settimana prossima come poter conciliare in modo pratico ed efficace la felicità edonistica con quella eudaimonica. Intanto abbraccia qualcuno che farà bene sia a te che a loro.

Fonte: www.evocoaching.com/duemodidiesserefelice1

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