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La Resilienza Emotiva: una questione di allenamento

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Dodici anni fa, vivevo nel North Carolina, al secondo anno di Master, il mio compagno di casa – Jeremy – si sveglia una mattina, dopo i vari stiramenti del caso e un paio di sbadigli rilassanti, si alza, va in bagno e apre la doccia, allunga la mano per verificarne la temperatura solo per ritrarre inorridito la mano, non c’è acqua calda. Si mette l’accappatoio infastidito e va a controllare il display della caldaia dentro il quale lampeggiavano varie lucine. Pigia, ripigia, accende, spegne. Le lucine ballano impazzite, la doccia ormai un lontano miraggio. Sospira, alza gli occhi al cielo come per chiedere una spiegazione immediata e risolutiva, rientra in bagno per lavarsi al meglio della sopportazione con l’acqua fredda, si veste, e chiama il caldaista per fissare un intervento con urgenza. Mentre sta uscendo dal parcheggio, il ragazzino del piano di sotto gli taglia la strada rischiando la vita e causando una colorata imprecazione da parte di Jeremy, il quale poi sorride, scuote la testa alla sua reazione e prosegue la sua giornata alla conquista del mondo della legge (studiava alla facoltà di legge all’epoca).

La giornata non era neppure iniziata che già tutto era andato storto, ma lui risolve la questione caldaia, sorride alla sua impazienza e inizia quello che si rivelò poi una giornata meravigliosa. Ti assicuro che non prendeva droghe di nessun tipo. Ricordo che rimanevo basita dal suo buon animo ogni volta che le piccole e le grandi catastrofi bussavano alla sua porta. Oggi so che aveva il regalo della resilienza emotiva, dell’auto-consapevolezza, e della positività. Oggi, quasi 12 anni dopo, è il fondatore di uno studio legale di successo nello stato di Delaware, dove ispira e motiva una trentina di collaboratori.

Jeremy aveva e continua ad avere queste doti innate, di cui lui non è consapevole, ma che influenzano ogni minuto delle sue giornate. La maggior parte di noi invece deve coltivarle. Qualità come la resilienza emotiva, l’auto-consapevolezza e la positività sono frutto di allenamento mentale. Infatti, studi scientifici hanno scoperto che il cervello delle persone che posseggono queste tre caratteristiche è rafforzato in punti particolari. Altri studi invece determinano che il nostro cervello, essendo plastico, può essere plasmato a nostro piacimento. Le due cose messe insieme ci permettono di adottare qualsiasi tipo di atteggiamento noi desideriamo. Vediamo come.

La Vita Emotiva Del Cervello*

Gli ultimi 20 anni di scoperte neuro-scientifiche ci insegnano che non esiste il cervello emotivo separato dal cervello cognitivo. Bensì esistono circuiti cerebrali che si attivano, quando siamo in uno stato d’animo invece di un altro, e che questi circuiti sono direttamente collegati al corpo. Da questo punto di partenza sono stati rilevati i circuiti responsabili per caratteristiche come la resilienza emotiva, l’auto-consapevolezza, e la positività, e molte altre.

E’ stato rilevato che le parti del cervello maggiormente interessate sono la corteccia insulare, la corteccia cingolata anteriore, e la corteccia prefrontrale destra e sinistra. Rendiamo comprensibili questi termini.

La Corteccia Insulare – L’insula, ovvero la corteccia insulare, è una piccola struttura situata molto in profondità nel nostro cervello, dentro le sue pieghe. Questa regione del cervello è come l’interfaccia fra la mappatura di sensazioni fisiologiche e la rappresentazione di questi come stati emotivi. E’ la mappa viscerotropica nel cervello che ci connette con il nostro corpo. E’ importante svilupparla perché una corteccia insulare bella attiva e interattiva si traduce in profonda consapevolezza di noi stessi, e questa consapevolezza personale di noi stessi ci serve per sapere chi siamo, cosa vogliamo, come ci sentiamo, e quindi gestirci al meglio. Serve anche per poter entrare in empatia con la persona che abbiamo davanti.

La Corteccia Cingolata Anteriore – la CCA, introdotta in un articolo precedente che puoi leggere QUI, è responsabile per il riconoscimento degli errori, per il riconoscimento dei conflitti e per trovare la miglior strategia, sopratutto è responsabile per le nostre risposte emotive associate al dolore.

La Corteccia Prefrontale – Questa parte ci interessa perché è stato rilevato che le persone tristi, con tendenze alla depressione hanno una corteccia prefrontale destra più attiva di quella sinistra. Comunemente la corteccia prefrontale è conosciuta per la sua giurisdizione sul pensiero logico, razionale, esecutivo. Tuttavia, moltissimi studi hanno rilevato che le persone positive e resilienti hanno una maggiore attivazione nella corteccia prefrontale sinistra, mentre le persone tristi e negative in quella destra.

Ma cosa fare se queste parti del nostro cervello non sono super potenziate? Facile, alleniamole. Prima di passare agli esercizi tecnici, però, capiamo anche perché è possibile ottenere risultati anche quando è 30 anni che siamo imprigionati in automatismi.

Il Cervello di Cera

Grazie ai miei due bimbi mi ritrovo spesso a giocare con la cera, “mamma mi scaldi la cera?” con questa domanda retorica mio figlio mi riempie le mani di cera, che è facilmente modellabile una volta scaldata, per poi proseguire alla manipolazione di draghi, dinosauri, e fatine che, una volta la cera si raffredda diventano statuine per il gioco. Il nostro cervello è un po’ come la cera d’api, difficile da plasmare senza un riscaldamento, facilmente plasmabile una volta pronto, e altrettanto facile consolidare i nuovi schemi dopo un po’ di ripetizione. In termini scientifici questo fenomeno si chiama neuroplasticità, che spiego in dettaglio nel mio ebook gratuito (che puoi scaricare cliccando QUI).

Per capire la neuroplasticità è sufficiente ricordare che le reti di neuroni che si attivano in maniera ripetitiva e continuativa danno poi vita a veri comportamenti inconsci (vedi il guidare la macchina). Se ci sono degli automatismi mentali o emotivi che non sono funzionali al nostro benessere noi possiamo andare a creare nuove reti di neuroni con determinati esercizi, per potenziare circuiti cerebrali che favoriscono i comportamenti e gli atteggiamenti che noi desideriamo. E’ veramente fantastico quanto la qualità delle nostre giornate sia scientificamente nelle nostre mani.

La Resilienza Emotiva

Addentriamoci a comprendere cosa è la resilienza emotiva, mentre nelle prossime settimane vedremo anche l’auto consapevolezza e la positività.

Che Cos’è la Resilienza Emotiva? 

La velocità o la lentezza in cui ci riprendiamo dalle avversità. Il Dottor Davidson spiega che “quando siete sommersi dalle emozioni negative, il cervello e il corpo attivano immediatamente meccanismi per ridurle e riportarvi al vostro livello emozionale di base”.* E’ l’orientamento verso la soluzione.

In quale parte del cervello si manifesta?

La resilienza emotiva si manifesta nella corteccia prefrontale sinistra, ovvero le persone che hanno un’alta resilienza emotiva mostrano un’attivazione della corteccia prefrontale sinistra fino a trenta volte superiore di chi non è resiliente. Questa forte attivazione della corteccia prefrontale sinistra, oltre a essere responsabile per le nostre capacità di pianificazione, valutazione, e decisione, inibisce l’attivazione dell’amigdala, il fulcro della gestione della paura e delle emozioni negative. Quindi più una persona è resiliente meno è timorosa.

Come possiamo coltivarla?

Per allenare il nostro cervello alla resilienza emotiva dobbiamo modulare la connessione fra la corteccia prefrontale sinistra e l’amigdala. Un’amigdala iperattiva ci imprigiona nella paura e nell’ansia, ma una corteccia prefrontale sinistra dominante ci rende freddi, distanti, rimossi da noi stessi e dal mondo. L’ideale sarebbe trovare il proprio equilibrio di resilienza emotiva dove non viene annullata la “sensazione” dello stato emotivo ma rimaniamo focalizzati sulla soluzione e sulla trasformazione. L’armonia si crea quando coltiviamo la nostra empatia ma rimaniamo lucidi.

Quelli che seguono sono gli esercizi più facili da provare e da testare:

1) Indaga Te Stesso – non accettare mai una frase piena di giudizio come “non ci posso riuscire”, “non ce la farò mai”, “tanto sbaglio sempre”, e così via. Indaga la verità dietro queste frasi che corrompono la tua resilienza. Come fai a sapere che non ci riuscirai? Sei veggente? C’hai provato? Quante volte? Il “sempre”, il “mai”, il “non” devono uscire dal tuo vocabolario.

2) Il Bicchiere è Stracolmo – siamo ben oltre il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, siamo nel bicchiere stracolmo di acqua. La resilienza non ti rende cieco alle avversità ma le risolve, le trasforma e vede oltre. La resilienza vede l’arcobaleno che nasce grazie al matrimonio fra pioggia e sole. La resilienza vede la soluzione e l’opportunità che scaturiscono da qualsiasi avversità. La resilienza coglie sempre il regalo.

3) Premiati spesso – crea mini obiettivi per te stesso che sai di poter raggiungere. Raggiungili, gioisci, congratulati, e inizia a potenziare la corteccia prefrontale sinistra che si attiva in momenti di gioia. Inoltre questo semplice esercizio ti aiuta ad acquistare auto stima per poi compiere opere più grandi. Più aumenta la tua auto stima, più ti sarà facile gioire, più si potenzierà la tua corteccia prefrontale sinistra, più sarai predisposto a trovare soluzioni di cui andare fiero che rafforzano la tua auto stima, e il circolo vizioso della Luce si innesca.

4) Crea spazio mentale – impara a concentrare la tua attenzione sul respiro, lento e profondo, disattivando così la rete mentale di default e attivando invece il ciruito della concentrazione che va a rafforzare la corteccia prefrontale. Ogni volta che ti senti affaticato, siediti, chiudi gli occhi, rallenta il respiro ma non lo forzare, conta ogni ispirazione e espirazione, svuotando la testa, portandola nel presente, allenando la tua mente alla resilienza ma anche alla positività che vedremo la prossima settimana.

Fammi sapere come va e ricorda che ora è il momento giusto per vivere la vita che desideri.

Fonte: www.evocoaching.com/la_resilienza-emotiva/

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