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Motivazione: come ritrovarla

Quando hai bisogno di ritrovare motivazione, nel lavoro, nello sport o nello studio, dove la recuperi? E cosa succede quando la trovi e ti metti in testa che devi raggiungere un traguardo, che devi raggiungerlo a tutti i costi? Cosa cambia dentro di te?

Quando vuoi qualcosa cerchi un modo per raggiungerlo. E se quel modo non va bene ti adoperi per trovarne un altro. Si, insomma, se il piano A non ha funzionato, ci sono ancora i piani B, C … E sai qual è la cosa strana? Che quando vuoi veramente qualcosa alla fine la raggiungi. Le uniche cose che davvero contano sono l’impegno e l’energia che scegli di investire per raggiungere il tuo obiettivo. E contano anche le parole che usi. Quindi impariamo a chiamare i nostri obiettivi con il loro vero nome, chiamiamoli progetti e non sogni.

Quando si parla in termini di sogni è come se parlassimo di qualcosa di aleatorio, come fosse fumo in attesa che qualcuno riesca ad afferrarlo. Ma se parliamo di progetti, allora tutto cambia. Un progetto è scritto nero su bianco su un foglio di carta e nella tua mente. È stato in parte realizzato perché qualcosa ha già preso vita.

Quando credi nel tuo progetto ogni pensiero, ogni azione, ogni scelta, tutto è in funzione della sua realizzazione. Si crea una coerenza totale in tutto il tuo essere, tant’è che potresti dire di esserti già trasformato nella persona in grado di realizzarlo. E quando credi fermamente nella tua visione non ci sono paure o rischi che possano fermarti. Sei come un treno ad alta velocità che viaggia verso la propria destinazione! Quando il tuo treno è in viaggio non ti importa delle critiche, di chi giudica. Devi continuare a crederci, perché se smetti di crederci e di lottare, allora, o il tuo progetto non vale niente, o non vali niente tu.

Scegli da che parte stare. Vuoi stare tra coloro che rimangono a guardare e puntano il dito, che si piangono addosso e incolpano tutto e tutti della loro non riuscita, o vuoi stare tra quelli che dicono “non è stato facile ma ce l’ho fatta perché ci ho creduto!”

Ma come è possibile dare tutto se stessi e trovare ogni giorno la motivazione necessaria per superare le difficoltà? Il pensiero che, prima di tutti gli altri, dovrebbe accompagnarci nelle nostre salite più faticose, è: Darò tutto me stesso, darò il meglio di me per raggiungere il mio obiettivo ma non sarà l’obiettivo raggiunto a rendermi fiero e felice. Sarò comunque orgoglioso di me, dell’atteggiamento vincente che ho scelto di adottare, della mia mentalità positiva che nel mentre delle difficoltà si è plasmata diventando più forte, insieme con la mia visione. Gli ostacoli non mi fermeranno.

Quindi, nella pratica, dove la trovo questa benedetta motivazione che mi permette di non cedere davanti alle difficoltà e senza la quale non raggiungo la meta? Se ti scrivo questo articolo è perché anche io, ho passato momenti di difficoltà. Momenti dove la mia motivazione era pari a zero. Momenti in cui tutto sembrava perduto. Momenti dove non mi preoccupavo più del mio benessere. Anzi! Facevo di tutto per rovinarmi la vita e sabotarmi. Ho passato proprio dei brutti momenti in compagnia di una mente svogliata, depressa e autolesionista. Momenti che non auguro a nessuno… ma è pur vero che se non avessi provato sulla pelle certe cose non avrei potuto essere qui a scriverti.

Motivazione è sinonimo di entusiasmo, voglia di cose belle, di realizzazione. La motivazione è la causa di ogni successo e ti permette di osservare gli ostacoli come i gradini della scala che conduce alla realizzazione del tuo sogno. E il successo, una volta raggiunto, diventa un’ulteriore spinta per la tua motivazione. Motivazione e successo si autoalimentano e quando riesci a sbloccarti, quando riesci a innescare questo processo, diventi veramente inarrestabile! Inoltre, non hai bisogno di un successo sensazionale per innescare questo processo. Hai bisogno solamente di creare il giusto stato mentale. Pensaci bene, di successi ne è piena la tua vita. Da quando hai iniziato a stare in piedi da solo, a camminare, ad andare in bici e in auto, a scrivere. Hai una vita lastricata di successi che forse ti sei dimenticato. Hai conquistato molte più cose con la tua volontà di quelle che ti riesci a ricordare.

Ma la motivazione non dura. Soprattutto se inizi a dar retta ai pensieri ed alle persone sbagliate. Focalizza le tue attenzioni solo su ciò che è utile al raggiungimento dei tuoi obiettivi. Per raggiungere la meta non hai bisogno di distrazioni ma di concentrazione! Per salire quei benedetti gradini che ti condurranno a ciò che desideri, devi darci dentro. La fatica è necessaria. Se rimani fermo al pianerottolo a guardare la rampa di scale sai già cosa succederà. NULLA!

L’azione produce risultati. Criticare, pensare, cadere nel vittimismo, giudicare… porta solo malessere. Nessun premio spetta a chi non fa, perché nella vita ricevi quel che meriti. Sempre. E se ancora non hai ottenuto quel che volevi c’è solo un motivo: non ci hai dato dentro abbastanza! E non cominciare a fare quello/a che si lamenta, critica o fa la vittima. Fai, fai e ancora fai. Piccole azioni ripetute tutti i giorni potrebbero portarti molto lontano. E quelle piccole azioni giornaliere solo tu puoi farle. Nessuno le farà al posto tuo. È responsabilità di ognuno prendersi cura della propria crescita, per stare meglio e per far stare meglio chi ci circonda.

Quando ho creato il gruppo Facebook di “Pensa Positivo” due anni fa, c’erano solo un centinaio di iscritti e alcuni post che condividevo da altre pagine. Ora creo post personalizzati e c’è un numero sostanzioso di seguaci (oltre 16.000) Se mi fossi fermato ai risultati dei primi mesi con molta probabilità avrei mollato. La passione per quello che faccio mi ha spinto a continuare e continuo tutt’ora a farlo, a prescindere dai risultati. Perché mai dovrei fermarmi?!? Mi fermerò nel momento che non proverò più gusto nel fare quello che faccio, questo è certo. Per il momento continuo a salire i miei gradini e continuo a raccogliere i frutti della semina. La motivazione, man mano che sali, diventa una costante, uno stato d’animo, un modo d’essere, uno stato mentale che crea felicità.

La vita è una resistenza continua all’inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo. La vera forza non è avere il controllo sul mondo esterno. La vera forza è avere il controllo su sè stessi. Il controllo che hai sulla tua mente corrisponde al tuo livello di volontà. Non riesci ad alzarti dal letto la mattina? Non hai voglia di fare attività fisica per il tuo benessere? Non hai voglia di leggere? Questi sono esempi di come la mente riesce a sabotare la tua vita, quindi la tua volontà. Se non pieghi il suo volere lei piegherà te. Chi è depresso non è perché si diverte a esserlo, semplicemente ha perso la sua forza di volontà. Ma di certo non può trovarla al di fuori, non la si compra al supermercato e non la si trova in qualche pillola. La forza di volontà è una spinta interna. È quella voce che ti dice “BASTA! Alzati e fai quello che devi fare!” mentre l’altra voce, quella che ti dice “lascia stare, non fare niente, rimani a pensare”, quella è la voce della depressione e se l’ascolti passerai davvero brutti momenti.

Ognuno conosce quello che dovrebbe fare per migliorare la propria vita. L’obiettivo primario di ognuno di noi è migliorare quella persona che tutti i giorni vediamo nello specchio. L’unico ostacolo è trovare la volontà di farlo. Tutto ciò che desideri si trova al di là delle tue paure, al di là dei tuoi dubbi. Tutto ciò che desideri è alla portata della tua volontà. Buona motivazione.

 

Verifica che il tuo obiettivo sia S.M.A.R.T.

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Fissare un obiettivo, qualunque esso sia, è un momento importante nella vita di ciascuno di noi, ma non è mai semplice e quindi perché non provarci con una semplice regola, ben nota nel mondo della scienza del management, che è il modello S.M.A.R.T.?

come Specifico: un obiettivo deve rispondere chiaramente alla domanda: “Quale è il risultato che mi aspetto?”.

come Misurabile: non importa quale siano la scala o i parametri adottati (costi/tempistiche/personale necessario…), l’ obiettivo deve essere in qualche modo misurabile.

come Achievable (Raggiungibile): per evitare la frustrazione dell’impotenza è necessario fissare obiettivi alla nostra portata.

come Realistico: è necessario che l’obiettivo sia sempre in linea con il ruolo ricoperto, l’autorità di cui si dispone e le responsabilità che si hanno.

come Tempo: occorre sempre fissare una scadenza temporale entro cui raggiungere l’obiettivo, stabilendo anche i vari passaggi cronologici necessari per farlo.

Cercare sempre una soluzione per risolvere i problemi

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L’ottimismo ti offre una certezza fondamentale: ogni problema ha una soluzione.

Se ci credi, allora ne vai alla ricerca, ti impegni, lotti e alla fine la trovi. Ma se non ci credi, se pensi che la situazione che stai vivendo non cambierà mai o che tu, semplicemente, non sei in grado di affrontarla, rimani paralizzato, o paralizzata. Te lo ribadisco: la soluzione c’è sempre. Se non ci credi, non la cerchi e non la troverai mai.

Se vuoi pensare positivo non devi sminuire il problema o far finta che non ci sia. Questo non è ottimismo, è cecità. Quello che invece devi fare è cercare la soluzione. Comprendere bene che problema hai di fronte e capire come poterlo affrontare. Sono certo che tante volte ti sarà capitato di trovare soluzioni a problemi che magari pensavi fossero irrisolvibili. A volte è stato un caso, magari, o l’aiuto di qualcuno ha sbloccato le cose.

Il punto è che una soluzione è sempre disponibile, si tratta di scoprire qual è ed avere determinazione e forza per cercarla e metterla in pratica. Ma come si trova la soluzione che stai cercando? Spesso aiuto le persone a trovare la soluzione che serve loro e di solito è molto più vicina di quanto non pensano. Dipende dall’insicurezza. Vediamo come …

Quando parliamo di sicurezza o insicurezza abbiamo solo due possibilità:

  • Siamo insicuri per qualcosa che possiamo misurare in modo oggettivo.
  • Siamo insicuri perché c’è in gioco il giudizio di altre persone.

Il problema di fondo è il modo in cui viviamo i nostri errori. Siamo educati a considerare sbagliato farne, cerchiamo di giustificarci quando ne commettiamo e incolpiamo spesso gli altri, o le situazioni esterne. Tendiamo a trovare ottime scuse per le nostre scelte sbagliate: i consigli degli altri, il governo, la crisi economica, le scelte di altri che ci hanno condizionato. Sin dalla scuola abbiamo avuto un pessimo rapporto con i nostri sbagli. Gli errori sono sintomo di stupidità, di inferiorità. Siamo convinti di questo, infondo. Ammettere di sbagliare significa ammettere di essere peggiori degli altri, meno importanti, meno meritevoli.

L’insicurezza cresce con la nostra paura di sbagliare.

Più è probabile un nostro errore, più ci sentiamo insicuri. Il paradosso è che più siamo insicuri, più è facile commettere uno sbaglio. Insomma, il classico cane che si morde la coda. Per creare dentro di te una solida sicurezza, devi cambiare il modo in cui affronti i problemi. Ecco una guida :

  1. Identifica un aspetto preciso del problema, quello che ti crea insicurezza.
  2. Perché è un problema questo aspetto? Quale obiettivo ti impedisce di raggiungere?
  3. Quali regole stabiliscono se farai bene o male?
  4. Identifica i principi base che devi seguire.
  5. Usa un metro di giudizio oggettivo per valutare quello che stai facendo.
  6. Sviluppa un approccio pratico valido per te

Ecco come agire di fronte alle situazioni in cui non ti senti sicuro, o sicura. Prima però una premessa. Quando la tua insicurezza dipende dal giudizio degli altri, la questione diventa complessa. Il motivo è semplice: giudizi personali e oggettività non sono mai sinonimi. Anche il più grande esperto emetterà sempre un giudizio personale, che non può essere oggettivo. Alla fine vedremo come fronteggiare questo problema, come rendere oggettivi i giudizi delle persone senza che ti creino insicurezza.

Identifica un aspetto preciso del problema, quello che ti crea insicurezza.

Quando proviamo insicurezza, è perché temiamo di sbagliare. Questo è il principio da ricordare sempre. L’errore più comune, che paradossalmente alimenta la tua insicurezza, è guardare al problema in modo generico.

  • Se hai paura di sbagliare un esame, pensi a tutto l’esame.
  • Se hai paura di compilare male un modulo, osservi tutto il modulo.
  • Se hai paura di sbagliare un colloquio di lavoro, pensi a tutto il colloquio.
  • Se hai paura di fare male una ricetta nuova, pensi a tutta la ricetta.

Devi passare dal generale al particolare. Devi compilare un modulo in un ufficio e hai paura di non saperlo fare, o di dichiarare qualcosa che non va bene o che sia addirittura falso. Per prima cosa devi identificare l’aspetto preciso che ti rende insicuro, o insicura.

  • È una domanda precisa a cui non sai rispondere?
  • È un’intera sezione che non capisci bene?
  • Ci sono alcuni termini che non sai cosa significano?
  • I calcoli che devi fare sono complicati e non sai se li ha fatti correttamente?

Identifica, prima di tutto, un aspetto preciso, la base della tua incertezza. Magari stai preparando una nuova ricetta per la tua famiglia. Temi che non venga bene, che non piaccia, che sia da buttare perché sbaglierai qualcosa. Cosa?

  • È un problema di ingredienti?
  • È un problema di dosi, di pesi, di proporzioni?
  • Oppure è un problema di procedimento?

Identifica sempre l’aspetto che ti crea insicurezza. Se il problema rimane generico, da dove cominci? Cosa puoi fare? Quando identifichi un aspetto particolare, e lo metti sotto la lente di ingrandimento, allora cominciamo a ragionarci sopra. Ricorda che non è mai la situazione intera a crearti insicurezza. Ci sono sempre dettagli o passaggi specifici che non sai come affrontare. Il segreto sta nel capire quali sono, identificarli in modo preciso. Il vantaggio di questo approccio è doppio:

  • Hai un elemento su cui lavorare, qualcosa di preciso da cui partire.
  • Abbassi subito la sensazione di insicurezza.

Più ti è chiaro da dove cominciare, meno sentirai quel senso di confusione e incertezza. Questo è il punto di partenza. Ma è solo l’inizio.

Perché è un problema questo aspetto? Quale obiettivo ti impedisce di raggiungere?

Ci sentiamo più insicuri quando non abbiamo certezze su cose che sono importanti. Se qualcosa ti crea insicurezza, vuol dire che è importante, per te. Hai identificato il problema preciso, l’aspetto chiave di questa incertezza. Adesso devi capire cosa ti impedisce di ottenere.

  • Se effettivamente sbagli, quali saranno le conseguenze?
  • Cosa vorresti ottenere ma rischi di perdere?
  • Che disagio potrebbe crearti un tuo errore?

Perché è importante trovare questa risposta? Perché le cose non sono giuste o sbagliate in generale, ma in riferimento a qualcosa di preciso. Se l’obiettivo per cui compili un modulo è un rimborso spese, e sbagliando non ottieni i soldi che ti spettano, questo è il problema. Non certo che hai compilato male un modulo. Ti importerebbe molto aver sbagliato nel compilare un modulo simile, che è però un semplice sondaggio? Forse ti interesserebbe di meno, forse per nulla, o forse parecchio. Da cosa dipende? Dall’obiettivo che vuoi raggiungere compilando quel modulo. Dopo che hai identificato l’aspetto critico, quello che ti crea difficoltà, puoi avere più obiettivi.

  1. Dimostrare che sei capace di fare quella cosa.
  2. Evitare un disagio, un problema, una difficoltà ulteriore.
  3. Ottenere un guadagno, un vantaggio personale.

Nel primo caso, anche un compito banale potrebbe essere importante. Magari la ricetta che stai preparando non l’assaggerà nessuno oltre a te. Però per te rappresenta una prova delle tue capacità, dal tuo valore. Quindi è importante. Come vedi ti sto proponendo molte domande. Sapere qual è il tuo obiettivo, però, ti serve anche per svolgere il prossimo passaggio: definire le regole. Se non so cosa voglio ottenere, diventa difficile capire come riuscirci.

Quali regole stabiliscono se farai bene o male?

Non tutte le regole sono valide sempre e ovunque. Anzi, spesso è vero il contrario. Le regole con cui devi preparare una ricetta potrebbero non valere per un’altra. O quelle che stabiliscono come compilare un modulo sono sbagliate per un altro. Se conosci il problema preciso e hai definito l’obiettivo che vuoi raggiungere, devi scoprire le regole che stabiliscono cosa è giusto e cosa è sbagliato. Per esempio devi scrivere una tesi. A crearti insicurezza è la lunghezza capitoli: non sai se va bene oppure no. Il motivo per cui questo è un problema, è che pensi che se sono troppo lunghi annoieranno, ma se sono troppo corti sembrerà scarso il lavoro che stai facendo. Ovviamente il problema è che questo incide sul tuo voto, che inciderà sulla tua carriera professionale. La domanda da porsi è: quali sono le regole che stabiliscono la lunghezza giusta per un capitolo di una tesi? La prima cosa da fare è capire che:

  • Queste regole potrebbero cambiare in base ad argomento, materia, facoltà universitaria.
  • Qualcuno conosce queste regole. Devi sapere chi può mostrartele.
  • Queste regole devono essere oggettive. Altrimenti non sono regole!

Il procedimento vale per qualsiasi altra situazione. Se devi affrontare un colloquio di lavoro, potrebbe essere la parte in cui ti viene chiesto delle tue esperienze professionali passate, a darti problemi. Magari il motivo è che tu, di esperienze, ne hai poche. O magari sono tante ma alcune negative e vorresti evitare di parlarne. Devi quindi identificare le regole che stabiliscono se le risposte che darai sono giuste o sbagliate.

  • In base al lavoro che cerchi potrebbero esserci regole diverse.
  • Queste regole sono conosciute da qualcuno. Da chi? Come puoi averle?
  • Ci sono criteri oggettivi per stabilire la risposta giusta? Quali?

Come vedi i punti sono simili. Devi tenere conto che le regole stabiliscono cosa va bene e cosa male. Nascondere alcune delle tue esperienze professionali, ad esempio, è sbagliato, perché una regola è che se le nascondi vuol dire che non parlano bene di te. Elencare esperienze negative è sbagliato solo se le riporti male. Se mostri di aver imparato lezioni importanti in quelle esperienze, allora potrebbero essere utili a farti assumere. Forse il tuo problema è esprimere le tue idee davanti agli altri, anche se ti trovi tra persone che conosci. Come sempre devi:

  • Identificare un aspetto preciso che ti crea insicurezza.
  • Capire cosa vorresti ottenere, qual è il tuo obiettivo.
  • Stabilire le regole utilizzate per valutare le cose che dici.

Per esempio hai paura di dire qualcosa di sbagliato o di stupido. Sempre? O riguardo a certi argomenti o in certe circostanze? Come sempre devi identificare dove si trova il problema e cosa ti impedisce di ottenere. Forse le persone avranno un giudizio negativo di te o, peggio, preferiranno evitare la tua compagnia in certe situazioni. E le regole? Quali sono le regole che definiscono stupido qualcosa? Magari una regola stabilisce che certi argomenti siano considerati stupidi. Un’altra potrebbe definire stupido un certo modo di scherzare o fare ironia.

Come sempre devi rendere oggettive queste regole. Devi identificare quelle che valgono sempre e che sono misurabili. Magari l’argomento sbagliato è il gossip, o la cronaca nera. Magari il problema è fare battute su argomenti che toccano sul personale qualcuno del gruppo. Se conosci le regole, puoi stabilire come agire per ottenere quello che vuoi.

  • In un colloquio è giusto elencare tutte le esperienze mostrando cosa mi hanno insegnato.
  • Quando sono con i miei amici, è sbagliato parlare di lavoro, loro sono tutti disoccupati.
  • Quando richiedo un rimborso, devo sempre utilizzare il mio reddito e non il modello ISEE.
  • Quando scrivo una tesi, il capitolo deve essere almeno 20 pagine ma non superare mai le 30.

Questi sono solo esempi, inventati, di regole. La cosa importante è che se le rispetti, sai di non sbagliare. A questo servono le regole. Se sai che devi scrivere un capitolo di almeno 20 pagine, non ti crea più ansia la lunghezza, perché sai qual è quella giusta. Siamo insicuri quando non consociamo le risposte alle domande, non sappiamo cosa fare per evitare di sbagliare. Identificare le regole che stabiliscono cosa è giusto è fondamentale. Come si arriva, però, ad avere queste regole?

  • Stabilendo il problema in modo specifico.
  • Stabilendo l’obiettivo che vuoi ottenere.
  • Identificando chi conosce queste regole e può condividerle.
  • Ricavandole dalla realtà che ti circonda.

I primi due passaggi li abbiamo già visti. Il terzo è abbastanza semplice. Se vuoi sapere come scrivere una tesi, la tua tesi, chiederai al tuo professore. Per il modulo potresti fare riferimento alle istruzioni che spiegano come compilarlo, o magari chiedendo a un impiegato dell’ufficio. Se devi affrontare un colloquio, potresti chiedere consiglio a chi si occupa di selezione del personale, oppure leggere libri che spiegano come superare i colloqui di lavoro. Le fonti sono diverse, in generale ecco come suddividerle.

  • Esperti di settore, che conoscono le regole del loro ambito.
  • Persone competenti che conosci direttamente, come il tuo professore.
  • Libri e manuali che forniscono informazioni.
  • Google, attraverso ricerche mirate.
  • Youtube, una miniera per guide e tutorial.

Inoltre le regole le ricavi osservando la realtà. Se vuoi sapere come si compila un modulo, osserva quello compilato, correttamente, dagli altri. Se vuoi capire gli argomenti da non toccare tra i tuoi amici, ascolta e identifica di cosa gli altri evitano sempre di parlare. Ascoltare e osservare la realtà che ti circonda è davvero prezioso. Puoi guardare come lavora un esperto che stai pagando e fargli domande. Molti sono quelli che dal meccanico osservano, chiedono, fanno tante domande. Non intendono ovviamente aprire un’officina, ma capire. Infondo le regole esistono per semplificarci la vita, anche se a volte accade l’esatto contrario. Quando le cerchi, però, ricordati alcune caratteristiche fondamentali.

  • Devono essere riferite all’ambiente in cui ti muovi.
  • Spesso cambiano anche da un ufficio all’altro.
  • Devono essere le più oggettive possibili.
  • Devi poterle vedere, usare e ottenere i risultati che hai visto prima.
  • Devono essere precise. Se la regola è vaga, non riuscirai a metterla in pratica.

Il segreto è quindi voler capire, cercare di comprendere perché una cosa si fa in un modo e non in un altro. Metti anche alla prova le regole che trovi. Sono sempre valide? O a volte vengono meno. E quando questo accade, quali altre regole entrano in gioco? Ci sono eccezioni? E se si quali sono? Quando questa regola non vale più?  Adesso vediamo come andare oltre le regole.

Identifica i principi base che devi seguire.

Spesso le regole non sono scritte. Ancor più spesso non sono stabili oppure oggettive. In molti casi, quindi, non riesci a costruire una serie di regole che ti dicono cosa è giusto fare. Questo, come detto, mina la tua sicurezza, perché potresti sbagliare. Il segreto è imparare ad andare oltre le regole del gioco. Il punto è che ogni regola nasce da un principio. Le regole possono cambiare nel tempo, o magari essere applicate in modo diverso in base alle situazioni, o alle persone coinvolte. Il principio, invece, resta uguale e diventa un parametro molto più affidabile su cui fare leva. Prendiamo la regola per cui è meglio non nascondere le esperienze lavorative che hai fatto finora. Qual è il principio fondamentale? La correttezza. Perché è importante per un datore sapere che non gli hai nascosto due mesi come baby sitter quando avevi 19 anni? Pensi gli interessi di cosa facessi? Probabilmente poco.

In realtà il principio è che se non sei trasparente in un colloquio, poi non la sarai anche nel lavoro. Il principio guida le regole che determinano cosa è giusto e cosa è sbagliato. Qualsiasi idraulico, per esempio, avrà le sue regole su come si salda un tubo o si esegue una riparazione. Ma a te, più di queste regole, deve interessarti il principio per cui sono nate queste regole. Magari l’idraulico usa un adesivo perché resiste di più all’acqua. Oppure usa una tecnica o degli attrezzi particolari. Non è che quell’adesivo o quella tecnica siano una regola sacra. Semplicemente funzionano. Le regole devono funzionare, cioè devono farti raggiungere l’obiettivo. Puoi anche non seguirle, a patto che scopri come raggiungere l’obiettivo, che scopri i principi che lo governano. A quel punto puoi creare anche nuove regole. Il modo migliore è capire il motivo per cui esiste quella regola.

  • Perché la tesi deve avere almeno 20 pagine?
  • Perché devo usare il mio reddito mentre compilo una richiesta di rimborso?
  • Perché devo salare l’acqua prima di mettere la pasta?
  • Perché devo evitare l’argomento lavoro quando sono con i miei amici?

I principi generano le regole, ma spesso sono nascosti e non li conosce neanche chi segue quelle stesse regole. Il limite delle regole è che a volte le seguiamo senza capirle, e magari non sono la soluzione migliore. Se comprendi i principi, troverai sempre la risposta giusta, anche di fronte a cose che non hai mai fatto. Ti suggerisco una serie di domande che saranno utilissime.

  • Cosa voglio ottenere?
  • Come posso farlo?
  • Cosa dovrei fare per ottenere questo risultato?
  • Se finora non ci sono riuscito, in cosa potrei aver sbagliato?
  • Come faccio a capire se sto facendo bene o male?
  • Cosa devo guardare?
  • Come dovrebbe essere?
  • Per quale motivo non funziona?
  • Per quale motivo invece funziona?

Di domande potresti fartene tante altre. Ogni attività avrà le sue, quelle più adatte e utili. Una che a me piace tanto ed è davvero preziosa è: “Come”. Ricorda che per avere sicurezza devi saper trovare la risposta giusta. Ecco un veloce riepilogo di quello che abbiamo visto finora.

  • Identifica l’aspetto particolare che trovi problematico, per cui provi insicurezza.
  • Stabilisci dove sta il problema, cioè il tuo obiettivo.
  • Cerca le regole che stabiliscono cosa va bene e cosa va male.
  • Vai alla ricerca dei principi che creano le regole e permettono di raggiungere l’obiettivo.

Usa un metro di giudizio oggettivo per valutare quello che stai facendo.

Esistono principi sempre validi, in qualsiasi situazione o ambiente? Certo, altrimenti non si chiamerebbero principi! Immaginali come una bussola: ti dicono sempre dove è il nord. Per capire bene questo punto dobbiamo tenere conto di alcune cose.

  • La sicurezza nasce dal conoscere la risposta giusta a un problema.
  • Sentirci sicuri non riguarda solo il lavoro o qualche ambito, ma il modo in cui viviamo.
  • Esiste un obiettivo superiore, che determina tutte le nostre scelte.

Questo obiettivo è la felicità. Ora possiamo definirla come preferiamo, ma alcune cose sono uguali per tutti:

  • Vogliamo stare bene e provare emozioni positive.
  • Vogliamo sentire che la nostra vita ha un senso.
  • Vogliamo sentirci utili, preziosi, unici e speciali.

Questa è la felicità. Ed è l’obiettivo che governa la nostra vita. Ciò che conta è che siamo davvero sicuri quando consociamo la risposta alla domanda più importante: cosa mi renderà felice? Perché vuoi la laurea? Per trovare un lavoro magari, che ti darà i soldi per vivere bene, ed essere felice. Perché vuoi quel rimborso? Per avere dei soldi a disposizione che ti permetteranno di comprare qualcosa che ti serve, per essere felice. Perché cerchi la “persona giusta”? Perché ti amerà e tu sarai felice. I soldi non sono un fine. I figli nemmeno, così come non lo è la relazione di coppia che vivi, gli amici o le associazioni di cui fai parte. Il fine è la felicità. Siamo sicuri se sappiamo come essere felici. Tutte le insicurezze nascono perché non sappiamo qual è la risposta giusta a certe domande.

Il problema è che queste domande (dal colloquio di lavoro, a come si scrive una tesi a come cucinare una torta di mele) le consideriamo passaggi verso la felicità che desideriamo. Se conosciamo la risposta a questa domanda, ma soprattutto se scopriamo i principi per essere felici, sarà più facile trovare tutte le altre risposte. Esiste un solo principio che governa questa risposta. La cosa eccezionale è che è sempre valido, oggettivamente. In qualsiasi situazione ti farà prendere la decisione giusta. Parliamo di macro scelte, ovviamente, ma che influenzano di conseguenza ogni piccolo problema. Il principio di base è l’Amore, e porta con se due regole molto precise:

  • Fai sempre quello che vorresti ricevere.
  • Non fare mai qualcosa che non vorresti ricevere.

Ora il discorso potrebbe diventare molto complesso. Perché agire seguendo le due regole che ti ho scritto qui sopra, ti farà sempre fare la cosa giusta. Sempre. E questo è il segreto per sentirsi sicuri di sé.

  • Se qualcuno ottiene un lavoro al tuo posto perché ha imbrogliato nel test di selezione, ti fa piacere?
  • Se una persona parla male di te per apparire migliore, ti fa piacere?
  • Se un tuo amico ti tradisce perché tu non sei stato, o stata, disponibile con lui, ti fa piacere?
  • Se una persona ti offende o ti aggredisce perché non condivide le tue idee, ti fa piacere?

L’elenco potrebbe continuare. È giusto fare qualcosa che consideri sbagliata? Non è un gioco di parole. Il problema è che spesso facciamo cose che riteniamo sbagliate, perché magari altri le hanno fatte a noi. Se vuoi sapere sempre cosa è giusto fare chiediti: io cosa vorrei ricevere in questa situazione? Se stai per compiere un gesto o per dire qualcosa, prima chiediti: se la ricevessi io, mi farebbe piacere? A noi interessa sapere cosa è giusto fare. Se sai stabilirlo in ogni situazione, ti sentirai sicuro, o sicura, anche se non l’hai mai affrontata.

Rispetta quelle due semplici regole, anche se chi ti circonda non lo farà. Saprai sempre cosa è meglio fare, e non avrai mai nulla per cui doverti pentire o sentire in colpa. Questo è un principio universale che chiunque vorrebbe ricevere. Vale sempre, ovunque. Adesso sai tutto quello che ti serve per trovare le risposte giuste. Non ci resta che sviluppare un approccio pratico che sia valido in ogni situazione.

Sviluppa un approccio pratico valido per te

L’insicurezza cresce quando ti trovi in situazioni nuove, che non conosci e non hai mai affrontato. Più novità ci sono, più è facile che tu non conosca bene le regole o i principi per fare le cose nel modo giusto. Questa guida ti ha fornito l’approccio mentale giusto, adesso tieni conto di alcuni aspetti chiave.

  • Il segreto del successo è la comprensione dei principi. Sai cosa fare e come farlo.
  • La pratica è fondamentale. Devi agire e tentare, fare, provare, sperimentare sempre.
  • Gli errori non sono il problema: se conosci i principi e le regole sbaglierai poco.
  • Usa gli errori invece di averne paura. Sono fonte di lezioni preziose.

Chiediti per quale motivo hai commesso proprio quell’errore. Chiediti come avresti dovuto agire per evitarlo e cosa farai la prossima volta. Cerca modelli utili: persone che hanno risolto gli stessi problemi, colleghi, amici da cui prendere spunto. Non devi imitare gli altri. Devi capire perché si comportano in un certo modo. Cogliere i loro segreti e utilizzarli a modo tuo. Il segreto per sviluppare un approccio pratico è agire. Devi accettare la possibilità di sbagliare, avere pronto un piano di riserva in caso di necessità e provare. La cosa importante è che tu sappia imparare da errori ed esperienze. Diventa vitale, per questo, sviluppare la tua consapevolezza, per usare al meglio il tuo tempo e la tua mente. Se applichi le regole che ti ho mostrato e poi sperimenti tutto senza paura di fare errori, allora crescerà la tua sicurezza. Non devi sembrare più sicuro, o sicura, di te. Devi esserlo. Questo richiede un cambiamento sostanziale nel tuo modo di vivere e affrontare i problemi.

Questo è solo l’inizio del viaggio

Per diventare una persona sicura di sé non basta certo mettere in campo qualche trucco. Alcuni consigliano di curare postura o aspetto, la voce, il modo di camminare o parlare. Sono tutti rimedi posticci che servono a poco. Diventi una persona sicura quando sai trovare le risposte. Non conta cosa pensano gli altri. All’inizio ti avevo anticipato che a volte entra in gioco il giudizio degli altri nel definire cosa è giusto o sbagliato. Il modello che ti ho insegnato punta invece ad avere valori certi, precisi, oggettivi. I giudizi degli altri, al contrario, sono spesso imprevedibili e comunque sempre soggettivi. Ora ti mostro un percorso che ti suggerisco di seguire per sviluppare sicurezza e affrontare anche le situazioni in cui sei sotto il giudizio degli altri.

  • Per prima cosa devi sviluppare una sana e autentica autostima. Ti darà forza e ti rende immune alle critiche negative e spesso inutili.
  • Poi devi imparare come gestire le tue emozioni negative per trasformarle in positive. Queste ti faranno ottenere sempre risultati migliori.
  • Ho già accennato alla consapevolezza. L’obiettivo è imparare a trovare sempre le risposte che servono, anche in situazioni nuove.
  • Devi imparare a vincere la paura. Questa alimenta ansie e insicurezze e diventa un ostacolo da rimuovere immediatamente.

Questi sono i passi che potresti compiere adesso. La sicurezza cresce se diventiamo persone sicure e questo non arriva per magia. È un processo di consapevolezza e crescita personale che richiede tempo e impegno. Soprattutto, un metodo, come quello che ti ho mostrato. Scoprire che puoi fare tantissimo, ti farà accrescere la sicurezza nelle tue capacità e nelle tue qualità. Questo è un viaggio, e sei solo all’inizio.

Ottimismo: come pensare positivo per affrontare la realtà

Bicchiere mezzo pieno

L’ottimismo è spesso visto come un modo per illudersi e non affrontare i problemi. Ecco come pensare positivo e risolverli tutti, rimanendo di buon umore: articolo 1 di 7.

Come detto all’inizio, abbiamo una visione per cui essere ottimisti significa essere ingenui. Non che ci piaccia il pessimismo, tutt’altro, preferiamo considerarci realisti, perché sembra che comprendiamo la realtà invece di distorcerla con i nostri punti di vista.

Personalmente credo che sia molto difficile essere obiettivi e realisti, non è impossibile, ma è raro riuscirci, perché noi neanche la vediamo, di solito, la realtà, filtrata com’è dai nostri pregiudizi, dalle esperienze, dai nostri schemi, dalla nostra visione del mondo. Certo, se ottimismo significa che non ci sono problemi e tutto è bello, sono d’accordo con te: non mi interessa. Ma cos’é l’ottimismo davvero?

Per me ottimismo significa imparare a trovare aspetti positivi e soluzioni ai problemi. Non si tratta di pensare che tutto va bene, si tratta di capire che si può sempre fare qualcosa. Hai presente l’esempio del bicchiere mezzo pieno?

  • Il pessimista, com’é noto, lo vede mezzo vuoto e si lamenta che l’acqua non sarà sufficiente.
  • Il realista dice che è pieno per metà, oggettivamente, e sa che l’acqua non sarà sufficiente.
  • L’ottimista pensa che ci sia mezzo bicchiere d’acqua, lo beve e va a cercare la fonte da cui è stato riempito!

Ma la realtà qual è? La realtà, oggettivamente, è che c’è un bicchiere che è stato riempito (o svuotato se preferisci!) per metà. Questo è oggettivo. La realtà è che, quasi sicuramente, chi l’ha riempito aveva più acqua e che da qualche parte quell’acqua deve essere arrivata. O ti sembra realistico credere che sia apparsa dal nulla?

Ecco il vero problema: pensare di essere realisti. Nella maggior parte dei casi il realista è un pessimista che vede le cose in modo negativo e giustifica quel suo atteggiamento come se fosse una visione obiettiva della realtà. Di fronte a una guerra il pessimista vede tutto nero, e si definisce realista. L’ottimista sa che la guerra è dolorosa e triste, ma sa che ci sono migliaia di persone che rischiano la vita per dare aiuto, portare soccorsi e assistere i feriti.

L’ottimista non pensa che sia bello un incidente stradale con feriti gravi, ma sa cogliere la prontezza dell’ambulanza, il coraggio di chi, rischiando in prima persona, presta i primi soccorsi. Il finto realismo con cui mascheriamo la nostra rassegnazione di fronte a quello che non ci piace, ci porta a vedere solo gli aspetti negativi. Ti dico la verità: ogni istante, per qualsiasi aspetto negativo, ce ne sono sempre altri positivi e sono molti di più. Essere realisti e vedere solo problemi, difficoltà, cattiveria, rassegnazione, mi sembra un controsenso.

Adesso voglio mostrarti come pensare positivo anche di fronte a situazioni difficili. Se il pensiero positivo ti sembra peggiore dell’ottimismo, non temere. Per me è il modo di osservare la realtà considerando anche gli aspetti positivi, senza ignorare i problemi. La differenza fondamentale è che il pessimista guarda solo a questi ultimi, senza mai trovare le soluzioni che, l’ottimista, cerca con tutte le sue forze.

Ecco cosa la mia esperienza mi ha portato a capire:

  • Ogni problema ha sempre una soluzione.
  • In ogni circostanza c’è sempre qualcosa di buono da cui ripartire.
  • Ogni esperienza, per quanto dura, offre sempre un insegnamento che ci aiuterà a migliorare nella vita.
  • Non c’è nessun problema tanto grande da non poter essere affrontato, anche se si deve convivere con difficoltà e disagi.
  • Dentro di noi abbiamo tutte le risorse, la forza e l’energia per vivere qualsiasi sfida ci capiti.
  • Ogni istante siamo circondati da cose positive: ogni moneta ha due facce e dietro ogni situazione che sembra negativa, c’è sempre qualcosa di buono.

Questa è la realtà. Se sei ottimista, cioè se comprendi che c’è un problema e vai comunque a cercare una soluzione, allora la vedi, la trovi. Altrimenti no, e ti convinci che non ci sia.

Ora ti spiego come cambiare la tua visione, non per illuderti, ma per osservare la realtà. Infatti, il vero realismo consiste nell’ottimismo che ti da sempre la forza di fare quel che tutti gli altri penseranno impossibile. Perché è così importante? Perché la nostra vita dipende da questo. Le emozioni che provi determineranno sempre le tue azioni, i comportamenti, le scelte. Ogni emozione, però, contrariamente a quanto siamo abituati a credere, non dipende da cosa ti accade ma da cosa pensi tu. Il punto è che se tu pensi che qualcosa sia negativo per te, creerai un’emozione negativa, se invece ti sembra buono quello che stai vedendo, una positiva. Semplice e lineare. Poiché queste emozioni non dipendono da cosa accade ma da come lo vedi, ti rendi subito conto che l’ottimismo è il segreto per vivere una vita felice. La felicità, giusto per non confonderci, è un’emozione.

Riprendiamo gli esempi che ti ho fatto prima.

  • Se nell’incidente vedi solo feriti e colpevoli (velocità eccessiva, indicazioni inopportune, soccorsi lenti), proverai emozioni negative come rabbia, senso di ingiustizia, rassegnazione.
  • Se nell’incidente vedi il coraggio dei soccorritori, la professionalità dei medici e la possibilità di salvare una vita, provi fiducia, gratitudine, speranza.

Vedi come cambia tutto? Se vivi emozioni negative, stai male. Questo già basterebbe. In più, però, le tue decisioni non saranno lucide e obiettive, perché le emozioni negative ci fanno ragionare poco, in quanto subentra la paura. L’ottimismo non solo ti fa stare bene perché ti da modo di creare emozioni positive, ma ti da quella calma e lucidità fondamentali per fare la cosa migliore. In un momento difficile è più utile disperarsi o cercare una soluzione?

Ricorda che il pessimista, la soluzione, non la vede e il realista pensa che sia improbabile raggiungerla. Essere ottimista è la strada per vivere emozioni positive che ti faranno stare bene. Ma è anche quella giusta? Osserviamo la realtà: i soccorsi ci sono, come i feriti. Qualcuno ha sbagliato, ma qualcuno ha rischiato la vita per dare una mano. Questa è la realtà. Perché fermarti a quel che non va bene? Perché rimanere impantanati in una visione nichilista, dove tutto sembra negativo e si perde ogni speranza di poter fare qualcosa di utile e prezioso?

In coda per donare il midollo al compagno malato di leucemia

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La solidarietà corre tra i banchi di scuola. E con gli studenti sempre connessi, in un attimo coinvolge tutto l’istituto, una città, un’intera comunità. Succede ad Alba, al liceo scientifico «Leonardo Cocito», 700 allievi e una tradizione scolastica solida e dalla mente aperta, dove pochi giorni fa il dirigente Bruno Gabetti ha convocato i rappresentanti d’istituto. «Andrea, uno dei nostri ragazzi di quarta, sta male, ha la leucemia. Non c’è tempo da perdere, bisogna diffondere quanto più possibile un appello per cercare un donatore di midollo compatibile».

Detto, fatto. I giovani digitano sulla tastiera. Facebook, il sito web e il blog del liceo. Un testo che compare anche nelle bacheche degli altri istituti e in poche ore viaggia sulle chat di Whatsapp di tutto l’Albese. «Uno studente della nostra scuola è affetto da una grave malattia emopoietica. Ciò comporta una defezione a livello cellulare con rischi elevati verso infezioni, setticemie e malattie con decorso quasi sempre mortale. Tutti noi possiamo provare a dargli una mano, come solo la comunità del “Cocito” sa fare. L’aiuto più concreto è la donazione del midollo osseo: occorre sottoporsi a un test preliminare veloce e non invasivo, tramite tampone salivare».

Il messaggio coglie nel segno. Anche i genitori e la sorella di Andrea lanciano un accorato appello e tutti si mobilitano. Da Cuneo, dove sta seguendo le terapie in day hospital, lui è quasi incredulo. Ha compiuto 18 anni da un paio di mesi e ha tutto il diritto di avere una vita davanti. «Non me l’aspettavo – dice Andrea -. Sono davvero commosso. Pensare che mi stanno sostenendo i compagni e addirittura l’intera città mi mette forza e coraggio. Non vedo l’ora di incontrarli e ringraziarli».

«Il preside ci ha detto che era una cosa urgente e così non ci abbiamo pensato su un attimo – dice Alessandro Tomassetti di IV B, rappresentante degli studenti del Cocito -. Andrea è un nostro compagno, un ragazzo che da quattro anni incrociamo tutti i giorni nei corridoi. Impossibile non sentirci coinvolti». In realtà, solo una piccola parte di studenti potrà partecipare al test, limitato per legge a un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. «La probabilità di trovare un midollo osseo compatibile con quello del nostro compagno è molto bassa, una su centomila. Più grande è il campione, più possibilità abbiamo» aggiunge Federico Sordo, altro rappresentante d’Istituto.

Il telefono della scuola da due giorni squilla senza sosta. Il test, precisa la dottoressa Milena Bernardi dell’Admo, «non sarà specifico per il caso di Andrea. Chi decide di effettuarlo entra in una banca dati di possibili donatori che opera a livello mondiale. Ma mobilitazioni come questa sono davvero preziose per diffondere una cultura della donazione». Tra i ragazzi, chi può ha già deciso: «Io ho compiuto 18 anni e lo farò» dice Alessandro, compagno di banco che dialoga tutti i giorni con Andrea via Skype. Il tempo è poco, ma i ragazzi sono fiduciosi per natura. «Andrea è un portiere fantastico, si allenava cinque giorni a settimana – dicono -. Saprà parare anche questa».

Fonte: www.lastampa.it

Dai sempre qualcosa in più

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Qualche giorno fa in edicola mi sono soffermato a leggere i titoli in copertina di alcune riviste. Tra le tante, quello che ha suscitato in me maggiore curiosità presentava la seguente scritta: “Come fare soldi”. Quando l’ho aperta per scoprire quale fosse il suggerimento, ho trovato soltanto tre parole: “Vai a lavorare”. Morale ? Nella vita tutto ha un prezzo, e questo vale per le cose materiali oltre che per quelle immateriali. C’è, infatti, una legge di causa-effetto attraverso la quale chiunque può stabilire il proprio rapporto con la vita e nessuno può sfuggire alla realtà di questa legge.

Ho sempre notato che le persone tendono a lamentarsi facilmente della propria condizione. Il motivo di questo atteggiamento (del tutto negativo e inutile) è fondamentalmente uno: si vorrebbe di più di quanto si ha. Quasi tutti desiderano avere qualcosa in più, ma soltanto in pochi sono disposti a rendere un servizio maggiore di quello che viene loro richiesto. Anzi, la maggior parte della gente segue l’esatto opposto di questo: fa soltanto il minimo indispensabile per tirare avanti. E cosa ottiene? Soltanto i mezzi necessari per tirare avanti!

Viviamo in una società dove si promuovono modelli di facile ed immediata realizzazione: il calciatore milionario, la velina, piuttosto che la cantante pop. E allora molti, anche inconsciamente, non recepiscono la necessità di doversi impegnare per offrire al mondo una valida ragione per cui essere ripagati. Entriamo quindi, nell’ordine d’idee che, se davvero ci teniamo ad affermarci nella vita, dobbiamo agire in modo tale da “costringere” il mondo a ripagarci per l’impegno e gli sforzi profusi. La domanda che dobbiamo farci è: perché mai dovremmo ottenere di più, in qualunque ambito della vita, che sia lavoro o vita privata, se non offriamo in cambio un servizio equivalente a ciò che desideriamo?

L’errore più comune che facciamo è quello di credere e forse di sperare, che un giorno la nostra vita cambierà e migliorerà anche se continuiamo a fare più o meno le stesse cose. In pratica è come se aspettassimo un “miracolo”, ma l’unica “strategia” che io conosco per far accadere questo genere di miracoli è quella di dare qualcosa in più.

Ci sono due tipi di persone che ottengono molto nel corso della loro vita: la persona che fa quello che è necessario fare e la persona che fa più di quello che è necessario fare.

Su questo sono categorico: non esistono scorciatoie, non esistono strade in discesa per il successo; almeno che non apparteniamo a quella ristrettissima cerchia di persone che fin dalla nascita hanno avuto tutto servito su un piatto d’argento.

Se ogni giorno faremo più e meglio del dovuto, ci impegneremo maggiormente, cercheremo di superare noi stessi, anche se non otterremo immediatamente dei risultati, nel lungo termine ci metteremo in luce e il mondo delle opportunità, sarà molto più vasto di quanto sarebbe stato se avessimo continuato a fare quello che abbiamo sempre fatto. Se faremo di questo atteggiamento positivo un’abitudine da applicare costantemente, avremo probabilità superiori alla media di ottenere ciò che desideriamo, in quanto saremo NOI e non qualcun altro a fissare il nostro “prezzo”. Nota che ho parlato di abitudine. Per cominciare a produrre risultati apprezzabili, il suggerimento che ho dato, infatti, deve diventare un’abitudine, e va applicato sempre, in tutti i modi possibili.

Percorriamo un chilometro in più, a partire da oggi, e la nostra vita cambierà, presto e in meglio.

Volgi le sconfitte a tuo favore

sconfitte a favore

Lo spunto che oggi voglio fornirti per un modo migliore di vivere attiene alla gestione degli insuccessi ed è il seguente: bisogna saper affrontare e superare le sconfitte trasformandole in vittorie. Questa “capacità” nasce da una premessa fondamentale, che è anche una realtà “scomoda” alla quale nessuno può sfuggire: gli errori, i fallimenti, le cantonate, le delusioni, sono tutte cose inevitabili nella vita di chiunque. Non c’è persona che abbia avuto successo che non sia prima passata per almeno un insuccesso; anzi, coloro i quali si realizzano spesso muovono da uno o più errori e sopportano lotte inenarrabili prima di raggiungere i risultati che desiderano. È proprio nel bel mezzo di una crisi, infatti, che è possibile riscoprire l’”io vincente”. Devi considerare una cosa: tutti quanti noi abbiamo delle potenzialità sommerse, e quando riusciamo a farle emergere esse si uniscono e, tutte insieme, costituiscono il nostro “io vincente”. Le sconfitte servono a formare e a fortificare questo concentrato di risorse positive e vincenti. Come un lottatore che sopportando la fatica e gli sforzi della lotta riesce a divenire più forte, anche noi possiamo volgere a nostro favore le difficili sfide e le lotte della quotidianità.

Altra cosa importante: diffida di quelle persone che non incappano mai in una sconfitta perché probabilmente ti trovi di fronte ad individui che non rischiano mai nulla, e chi non rischia, non è nulla, e non diviene nulla. Soltanto chi striscia, come un verme o un serpente (non esattamente immagini idilliache, vero?) non corre mai il rischio di inciampare. Tutti gli altri, a maggior ragione coloro i quali vogliono imparare a “volare”, devono necessariamente fare i conti con delle cadute, e con le sue conseguenze. La natura è maestra di questo saggio insegnamento: quando iniziamo a camminare, prima di riuscirci non inciampiamo forse un sacco di volte? E cosa facciamo quando inciampiamo? Molto semplicemente ci rialziamo e continuiamo a tentare, Poi, ad un certo punto, dopo numerosi tentativi, accade un “miracolo”: non solo impariamo a camminare, ma iniziamo anche a correre.

 

L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte.

Simón Bolívar

Quello che voglio dirti, dunque, è che la sconfitta è semplicemente qualcosa di molto educativo, il primo gradino verso qualcosa di meglio, e che le lezioni più costruttive che possiamo imparare dalla vita derivano proprio dagli errori e dai fallimenti. Spesso, infatti, le occasioni più ghiotte si presentano mascherate: sebbene appaiano sotto forma di sconfitte, in realtà possono essere grandi opportunità nascoste. Se vuoi riuscire, allora devi assolutamente imparare a convivere con i fallimenti, e a guardarli con occhi diversi. Quando ti troverai in difficoltà, o quando ti sembrerà di rivivere sempre le stesse situazioni negative perché le sconfitte si ripeteranno, non abbandonarti all’autocommiserazione, bensì comprendi la finalità di quei momenti: insegnarti una nuova strada per il successo. Il tuo modo di approcciarti alle sconfitte allora cambierà: esse non saranno più cose negative di cui lamentarsi; ma saranno sentinelle che ti comunicheranno quello che non devi fare se vuoi raggiungere le tue mete. Non saranno più qualcosa di definitivo; ma saranno soltanto delle momentanee deviazioni di percorso. Le sconfitte, insomma, diventeranno tue “complici”, in quanto ti stimoleranno a cercare strade nuove, e migliori.

Inoltre, quando ti risolleverai dai temporanei fallimenti, trarrai notevoli benefici, diventando più forte e acquisendo una maggiore fiducia in te stesso. Non ti lascerai più impaurire al punto da esitare davanti a un nuovo tentativo. Anzi, saranno proprio i momenti di maggiore difficoltà a farti superare i tuoi stessi limiti, e a spronarti a tentare ancora. Scoprirai in tal modo la tua vera essenza e consoliderai le tue abilità, esattamente come accade per i marinai che, soltanto in preda alla tempesta, possono imparare ad uscire illesi dalla furia di un uragano.

Nella vita, così come in un gioco, ci sono delle “regole” da seguire se si vuole vincere; ma non c’è bisogno di “segnare” sempre. Ti riporto, a tal proposito, quello che Michael Jordan (considerato il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi) ha scritto nella sua biografia: “Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Morale della favola? Nessuno vince sempre (nemmeno i più grandi).

Fonte: MotivAzione

Le 5 motivazioni che ti impediscono di arrivare al successo

wantapreneur

Hai mai sentito il termine inglese wantapreneur?

È una fusione dei termini Wannabe + Entrapreneur ed è usato per descrivere il fenomeno delle persone che parlano sempre dei progetti che vorrebbero realizzare, senza in realtà portarli a termine.

Per comprenderlo meglio basti pensare a quanti nostri amici stanno lavorando ad un romanzo, un’idea o un progetto e quanti davvero hanno realizzano qualcosa.

Per avviare un progetto serve molto più di un’idea vincente, serve metterla in pratica.

Ciò che ci impedisce di agire è il passare troppo tempo ad immaginare come sarà un progetto e troppo poco a fare effettivamente qualcosa.

Ecco le 5 motivazioni che ti bloccano e che devi riuscire a superare per arrivare al successo:

1. Avere paura che non sia l’idea giusta.

Quello che serve non è l’idea giusta ma il coraggio di partire. Costruite il prototipo del vostro prodotto e offritelo ai possibili clienti. Nessuna ricerca di mercato vi aiuterà mai quanto i feedback dei potenziali consumatori.

2. Farsi spaventare dal capitale iniziale

Per avviare un progetto non occorre accedere al proprio fondo o farsi aiutare da parenti e amici. Se pensi davvero che il tuo prodotto sia valido prova a proporlo ai possibili investitori o ricorda che oggi, con l’aiuto della rete, ci sono tanti modi per avviare una campagna fondi.

3. Procrastinare

Vuoi davvero rischiare di farti rubare un’idea unica?
Se continui a rimandare l’avvio del tuo progetto qualcun altro potrebbe portarlo sul mercato prima di te. Ricorda che nessuna idea è unica fino a che non viene condivisa ed eseguita.

4. Avere paura di fallire

Mettete in conto il fallimento e non preoccupatevene. Partite dai vostri errori per migliorarvi, crescere ed arrivare al successo. I fallimenti sono i piccoli segreti della vita!

5. Fissare obiettivi senza valori

Trovate obiettivi che vadano al di là del guadagno. Il vostro progetto deve avere valori, in voi i clienti devono vedere entusiasmo, passione, energia. Solo quando capiranno che ne potranno trarre benefici reali, riusciranno a fidarsi di voi e del vostro prodotto.

Ricordate che le idee a cui non seguono azioni concrete rimangono sogni.

Fonte: MotivAzione

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