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Amare il lavoro e lavorare con amore

ac4

 

“Tu ami il tuo lavoro? Ami la tua azienda?”

Queste sono le domande che ho chiesto un po’ in giro a persone con cui scambio parole quotidiane… nessuno delle persone con cui ho avuto il piacere di parlare è innamorato del proprio lavoro e nessuno prova questo senso di magia e incanto lavorando.

Lavorare è una necessità per molti, un piacere per pochi, un dovere per altri. Il lavoro, però, dovrebbe essere la magica espressione dei nostri desideri più profondi, certamente non qualcosa che facciamo perché dobbiamo pagare l’affitto, comprare l’ennesima casa, oppure mandare i figli a scuola. Qui è il problema della nostra società (italiana ma anche estera). Ci stressiamo la vita a lavorare per avere promozioni, bonus, premi, aumenti di stipendio. Ma se tutta quell’energia la mettessimo nell’amare il nostro lavoro vivremmo una vita ben diversa. Non è colpa nostra se siamo intrappolati in queste dinamiche. La storia e l’evoluzione dell’uomo ci hanno portato fin qui nel corso degli ultimi 300 anni ma è giunto il momento di fare downshifting, upgrading, qualcosa insomma.

Nel 18mo secolo filosofi, come Descartes e Kant, e scienziati, come Newton, insegnavano che il mondo era esterno a noi, oggettivo, una macchina da imparare ad usare. Quando verso la fine del 18mo secolo iniziò la rivoluzione industriale in Europa, il paradigma del mondo-come-macchinario prese il totale sopravvento e controllo della produzione, dell’economia in generale. La rivoluzione industriale è stata una tappa necessaria per l’evoluzione delle tecnologie scientifiche e mediche. Tuttavia, nei secoli a seguire, l’uomo si è dimenticato di sé stesso come essere e si è lasciato trasformare in un pezzo di macchina che parla e che agisce ma non si ferma mai a capire chi è. C’è sempre un contratto da firmare, merce da consegnare, prodotti da vendere, aziende da ingrandire per incrementare i profitti, nuove sedi da lanciare, e partnerships internazionali da consolidare. L’amministratore delegato si illude di essere al volante della propria vita non rendendosi conto che non è il guidatore ma il guidato. E’ guidato dalle maree dell’economia, della società, della politica, ma mai dalle sue maree interiori. Non sa nemmeno cosa possano essere le sue maree interne. A che servono? Quanto costano? Quando fruttano? E così si riparte…. stanchi, stressati, e imprigionati nel ciclo vizioso.

Gli ultimi 300 anni sono stati grandiosi per la scienza e la medicina ma noi ci siamo dimenticati le nostre origini, la nostra natura, ed ecco che ci sono sempre più malattie, infarti, depressioni, e patologie comportamentali. La crisi economica è il sintomo esterno di putrefazione interna fra i nostri governanti. E’ giunto ormai il momento che noi professionisti italiani ci svegliamo e riprendiamo in mano la nostra vita, capendo, e scegliendo con discernimento. Dopotutto, siamo nel 21mo secolo e i paradigma sono ben diversi adesso.

Dove prima il mondo e il corpo erano percepiti e insegnati come macchine, adesso la scienza ci insegna che è tutto un organismo vivente, e mutante.
Dove prima l’universo era inanimato, adesso è dimostrato che non solo dobbiamo parlare di multiversi e non di un universo, ma che ogni parte dell’universo è animata da campi elettromagnetici.
Dove prima gli atomi erano inerti, adesso sono dimostrabilmente attivi in campi energetici.
Dove prima le forze della terra erano determinate e predeterminate, adesso siamo testimoni della grande resilienza della natura, della sua capacità di adattamento e trasformazione.
Dove prima la conoscenza era distaccata e oggettiva, adesso è celebrata la partecipazione e l’interazione.

Durante l’era di Newton pensavamo di vivere in un mondo di macchine e l’uomo imparò a fare bene la sua parte; la rivoluzione industriale prese questo paradigma e cambiò il mondo occidentale creando uno spazio fertile per l’insediamento del capitalismo ma credo sia giunto il momento di fermarsi, capire, e scegliere come proseguire questa nostra evoluzione. Se Google investe in corsi di meditazione e contemplazione, non è forse giunta l’ora che noi ci apriamo ai nostri poteri interiori per raggiungere nuovi successi.

Non voglio avere un infarto a 50 anni. Non voglio che i miei figli crescano senza di me perchè ho troppo lavoro. Non voglio essere perseguitata dall’insoddisfazione per il resto dei miei giorni. Il futuro sta nel creare un ponte fra chi siamo e ciò che facciamo. I frutti del nostro lavoro devono portare profitti non solo all’azienda ma anche all’esterno di noi. Non è poi così difficile. Possiamo diventare ricchi anche senza abusare la natura, i dipendenti, i competitori. Tutto sembra impossibile fino a quando non lo si desidera davvero, e allora le idee arrivano, i partnerships si formano, e i profitti aumentano.

E’ possibile trasformare il lavoro dal fare all’essere con semplici esercizi che portano la tua attenzione al mondo interiore, che attivano il silenzio da cui nascono le risposte. Il protocollo di Obbiettivo E.V.O si basa proprio su questi esercizi e se vuoi un piccolo assaggio, scarica subito l’ebook gratuito.

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